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CULTURA

Auser, Stranges incanta con la storia della canzone napoletana

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Nei consueti e sempre coinvolgenti incontri del giovedì, il giorno 8, nella sede dell’AUSER in Viale Mellusi, piena  nonostante l’attesa spasmodica dell’incontro Benevento-Carpi, Mario Stranges ha continuato ad incantare con la storia della canzone napoletana.

L’autore protagonista della serata è stato Giovanni Ermete Gaeta, più noto con lo pseudonimo di E A Mario che, nella sua presentazione, il Dr.Stranges ha avvicinato a Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo e Libero Bovio, annoverandolo tra i massimi esponenti della canzone napoletana della prima metà del Novecento, citandolo, inoltre, come uno dei protagonisti indiscussi della canzone italiana dal primo dopoguerra agli anni cinquanta, sia per la grandissima produzione, dovuta alla sua felice ed inesauribile vena poetica, sia per la qualità delle sue opere. Il cammino è iniziato con un brano del 1918 “La leggenda del Piave” che procurò all’autore una grande notorietà. La canzone servì a risollevare il morale dei soldati, e lo stesso comandante in capo Gen. Armando Diaz gli telegrafò per fargli sapere che la sua canzone era servita a dare coraggio ai nostri soldati e ad aiutare lo sforzo bellico “più di un generale”. La canzone fu considerata una sorta di inno nazionale, poiché esprimeva la rabbia e l’amarezza per la disfatta di Caporetto e l’orgoglio per la riscossa sul fronte veneto.

Proseguendo nel discorso, il relatore ha sottolineato che, dall’impegno politico e sociale di E A Mario sono nate canzoni come “Santa Lucia luntana” del 1919 che racconta della ripresa dell’emigrazione dopo la pausa bellica, senza voler rappresentare una denuncia, ma esprimendo la malinconia dei ricordi che accompagna chi è costretto a lasciare la propria terra.

A distanza di circa 40 anni, nello stesso ambito sociale, ma con un approccio sicuramente ironico anche se molto veritiero, sono risuonate le note di “Tammurriata nera” ascoltate nella magistrale interpretazione della Nuova Compagnia di Canto Popolare.

La carrellata è proseguita con testi dalla dolcezza struggente, quali “Maggio sì tu”, “Core furastiero”, “Io, ‘na chitarra e a luna” che rappresentano solo una minuscola parte di una produzione che conta oltre 2000 testi, ricchi di poesia, tenerezza, dolore ed una gamma infinita di sensazioni e sentimenti.Non sono state trascurate nemmeno alcuni dei brani in italiano, in particolare “Balocchi e profumi” del 1928, in una versione d’epoca, frusciante e certamente non perfetta, come quelle che siamo abituati ad ascoltare adesso, ma che ha reso bene l’idea di come determinati testi venissero interpretati con una notevole dose di pathos e drammaticità.

Molto pregevole è stata anche l’interpretazione della canzone “Vipera”, sussurrata in maniera intrigante e sensuale dalla voce di Milly.

La serata si è dunque conclusa con un arrivederci alle prossime serate e con un gioioso “Forza Benevento”! Sogno poi realizzatosi.

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