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POLITICA

Il Comune che vogliamo, le proposte dei candidati Zarro e Morante (Pd)

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“Vogliamo, innanzitutto, il Comune come disegnato dal Programma di mandato del Candidato Sindaco Del Vecchio. Abbiamo, però, delle preferenze. Aperto al sociale, convinto assertore dell’autonomia ed insieme della responsabilità della società civile e del ruolo delle organizzazioni professionali”. Così in una nota i candidati al Consiglio comunale di Benevento, Zarro e Morante.

La classe dirigente – si legge nella nota – si assuma le sue responsabilità e guidi i processi sociali, economici e culturali di sua competenza. La Borghesia della città si accomodi alla stanga! L’associazionismo va sostenuto. Fa crescere la solidarietà della società beneventana. Aiuta i processi economici. Lo sviluppo delle imprese. Il volontariato va fatto emergere dagli ambiti sociali del bisogno materiale e morale della nostra società locale. Deve assumere il respiro di promotore dello sviluppo economico e della solidarietà umana.

I partiti – aggiungono – devono rinnovarsi. Ritornare ad essere l’anima della società politica. Affidabili quanto ad impegni ed ad obiettivi da conseguire. Onesti. Il sindacato va rilanciato. Tutelando il salario dei lavoratori, innanzitutto; ispirandosi ad una moderna visione della società; rileggendo la pagina economica attraverso l’ottica della Globalizzazione; valorizzando la produttività; affermando, con forza, il valore dell’umanesimo. Vanno rinnovati i criteri della rappresentanza sociale e sindacale. Le organizzazioni professionali sono il motore dello sviluppo socioeconomico. Dei cambiamenti strutturali. Hanno il dovere di essere portatori di un progetto e di una visione. Oggi c’è?

I cittadini – concludono – sono i titolari della sovranità popolare e del dialogo sociale. Siamo il perno su cui si fonda il sistema democratico. Niente si fa contro di noi o senza di noi. A condizione che seguiamo e spingiamo i processi politici. Avendo un sogno. Una visione delle cose. Siamo chiamati ad essere generosi. A tutelare il bene comune prima del nostro bene, personale. A rispettare i beni pubblici come e quanto i nostri privati. Insomma. La democrazia funziona se il popolo è sveglio. Dismettiamo l’indifferenza a la neghittosità. Lo dobbiamo a chi viene dopo di noi. Ai nostri figli”.

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