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POLITICA

Amministrative 2016, Mazzone (Pd): “Per Benevento serve realismo e non demagogia”

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“L’anno nuovo darà anche a noi beneventani la possibilità di eleggere il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale. Per questo occorrono innanzitutto realismo e forze politiche non demagogiche.”

A sostenerlo in una nota il componente dell’assemblea cittadina del Partito democratico di Benevento, Giovanni Mazzone, che ripercorre attraverso una breve cronistoria degli ultimi 20 anni di amministrazione della città le sensazioni più ricorrenti all’atto delle elezione a sindaco nel 1993 di Pasquale Viespoli e nel 2006 di Fausto Pepe.

“Correva l’anno 1993 – scrive Mazzone – e Pasquale Viespoli, al culmine di un’impresa politica che appariva titanica, diventava sindaco di Benevento, e quelle forze politiche che dal dopoguerra nel nostro territorio avevano predominato, si ritrovarono ad un tratto all’opposizione. In quei giorni, ricordo, uno “scalmanato beneventano”, solcando Corso Garibaldi, a scendere, lo sentii esclamare: “Abbiamo liberato la città!”

“La seconda immagine che mi viene in mente – continua Mazzone – è quella relativa all’anno 2006, quando Fausto Pepe, con il centrosinistra, dopo ben 13 anni di amministrazione di centrodestra, non incontrò grandi difficoltà a conquistare a sua volta Palazzo Mosti, invertendo così ancora una volta i ruoli tra la maggioranza e l’opposizione di allora. Anche in questa occasione, similmente, ricordo bene, un altro “accalorato concittadino”, attraversando Corso Garibaldi, a salire, questa volta, lo sentii prorompere: “Abbiamo liberato la città!”

“Dal 1993 ad oggi – scrive ancora Mazzone – inutile dirlo, ne è passata di acqua sotto i ponti. La storia è qui a raccontarci i fatti. Tutti quelli che non hanno gli occhi bagnati dal collirio dell’ipocrisia, sanno che, in verità, non liberammo affatto la città nel 1993, né lo facemmo nel 2006. Non la liberammo né prima né dopo, poiché probabilmente non vi era nulla da liberare: non vi erano forze di occupazione. C’era solo la realtà sociale beneventana di quei tempi con le sue croci e le sue delizie.”

“Anche oggi, come allora, dunque – aggiunge Mazzone – risulterebbe falso e fuorviante inscenare un clima da “resa dei conti”, da “liberazione della Patria”, da “impietosa vittoria finale”. Tale presunto bisogno di “ricorrente, continua liberazione” della Comunità, segnala qualcosa di negativo, un senso di avversione che sembra ignorare il tema drammatico che pure questa volta si pone: dare un degno governo alla città nel distinto periodo storico che viviamo.”

“A tal fine, occorre innanzitutto “realismo”. Occorrono forze politiche “non demagogiche”. Capacità di ragionare nella realtà. Ricomprendere innumerevoli informazioni, stabilendo opportune connessioni tra di loro e dandovi un ordine: in questo consiste la capacità politica. E la demagogia, che è madre del populismo, per converso, nasce e alligna proprio nel luogo in cui manca un’adeguata conoscenza della realtà. Serve un’idea intelligibile e condivisa di città e una serie di progetti coerenti.”

“Auguro di cuore buon anno a tutti i beneventani – conclude Mazzone, auspicando “che essi possano scegliere, in piena libertà, il miglior governo possibile per Benevento. E spero anche che, dal giorno in cui sapremo chi sarà il nuovo sindaco, chiunque esso sia, questa volta non mi tocchi incontrare alcuno lungo Corso Garibaldi, né a scendere né a salire, che vada gridando: ”Abbiamo liberato la città!”. Poiché lo spirito ingenuo e talvolta malizioso che accompagna simili espressioni, nel mentre copre i volponi e i narcisisti politici di turno che marciano spediti verso l’uso improprio delle Istituzioni, rievoca il più buio medioevo politico, sociale e civile.”

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