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Scuola

Benevento, la nota del Collegio del Docenti del liceo “Giannone” sul documento “La buona scuola”

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Il Collegio Docenti del Liceo Classico “Pietro Giannone”, dopo attenta analisi del documento “La buona scuola”, ha elaborato undici considerazioni sulla riforma dell’istruzione pubblica proposta dal Governo Renzi.

1. Il titolo e l’incipit scelti per presentare il piano sulla scuola dal governo Renzi appaiono alquanto infelici. «L’Italia ha bisogno di una buona scuola». La cosiddetta “fuga dei cervelli” all’estero (con alcuni casi eclatanti nel nostro Sannio) sta a dimostrare che, evidentemente, una “buona scuola” già c’è.

2. Ritenendo doveroso sanare la precarietà diffusa nella scuola che, come altrove, incide in maniera devastante sulla vita delle persone, ritiene poco funzionale alle reali esigenze delle scuole la soluzione proposta dal documento. (al punto 3).Condividiamo l’ipotesi di organico funzionale a condizione che sia realmente funzionale ad un progetto di scuola e non si risolva in una riedizione delle vecchie D.O.A.

3. Condivide l’idea che il personale docente debba essere selezionato solo attraverso procedure concorsuali, a patto che esse siano svolte rigorosamente da commissioni nazionali e non regionali, mostratesi permeabili ad ogni tipo di pressione, anche nel recente concorso per dirigenti in Campania.

4. Contesta risolutamente il punto 4 che vorrebbe applicare logiche darwiniane, già dimostratesi fallimentari in altri ambiti, in un contesto che dovrebbe, invece, lavorare sulla cooperazione. Ritiene invece giusto e doveroso che ogni scuola sia capace di autovalutarsi e si sottoponga a valutazione di soggetti esterni che ne certificano la qualità.

5. Sottoscrive pienamente il punto 5, che rende nuovamente obbligatorio l’aggiornamento. Auspica che esso si traduca anche in agevolazione nell’acquisto di libri e supporti didattici che rendano possibile l’autoaggiornamento, ma, ancora una volta, a patto che esso non incida sulla retribuzione e gli scatti di carriera. L’aggiornamento è un dovere morale per i docenti che il Ministero deve supportare e monitorare, non deve diventare una triste contabilità di crediti, affannosamente rincorsi per avere una lenticchia in più nel proprio piatto.

6. Il collegio condivide pienamente l’idea che la scuola debba essere “trasparente”, soprattutto per i genitori, che hanno diritto di conoscere da vicino il percorso formativo dei propri figli e i dati sulla scuola che emergono dalle valutazioni terze.

7. Favorevoli, ovviamente, allo Sblocca-scuola.

8. La scuola digitale è un dovere. In particolare il potenziamento delle connessioni è necessario per la funzionalità del lavoro quotidiano.

9. Il Giannone condivide l’idea che si debba potenziare lo studio dell’arte nelle scuole superiori e collegarlo operativamente alle straordinarie risorse presenti nel nostro paese.

10. Il Collegio condivide pienamente l’idea di potenziare lo studio delle lingue, di diffondere le competenze digitali nelle scuole e di introdurre lo studio di economia in tutte le superiori, cui andrebbe abbinato lo studio di rudimenti giuridici.

11. La scuola non deve essere fondata sul lavoro. Sul punto 11 e 12 il Collegio esprime il suo totale e fermo disaccordo: la scuola è luogo di formazione di persone e cittadini in primis, solo secondariamente di futuri lavoratori. Quindi ben venga l’alternanza scuola-lavoro ma liberata da qualunque ipoteca ideologica di matrice neoliberista. Per questo motivo bisogna tenere i privati fuori dalla scuola: la scuola pubblica è luogo dell’universale garantito dallo Stato al di sopra della “società civile” e dei suoi egoismi. «Attrarre risorse private» significherebbe subordinare la libertà delle scelte pedagogiche al pensiero unico dell’economia. Ferma restando la necessità di aprirsi al territorio, bisogna garantire alle scuole risorse sufficienti per poter svolgere adeguatamente la propria missione senza vincolare le proprie scelte ad un mondo imprenditoriale che, soprattutto in Italia, si è sempre mostrato miope rispetto alle esigenze formative, ha sempre reclamato senza dare nulla e investendo pochissimo in cultura e istruzione. Inoltre, le diverse scuole avrebbero la necessità di attrarre fondi con la conseguenza che le scuole più svantaggiate socialmente ed economicamente sarebbero ancora più emarginate e la scuola pubblica in toto verrebbe grandemente limitata nella sua offerta formativa.

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