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ATO rifiuti: le perplessità dei Comuni. La rabbia degli ex consorzi: “Per legge dobbiamo essere assunti”

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Terza riunione per i 78 comuni del Sannio sulla questione della costituzione dell’Ato rifiuti. Al centro dell’incontro, svoltosi a Palazzo Mosti e coordinato dal Sindaco di Benevento Fausto Pepe, le perplessità e i dubbi esternati in un documento firmato dai primi cittadini di 24 comuni sanniti.

Dopo la costituzione dell’Ato, avvenuta con la sottoscrizione di solo 56 comuni, Fausto Pepe, su richiesta anche di altri sindaci, prima di arrivare alla convocazione formale della Conferenza d’Am­bito per la nomina degli organi, ha riunito ancora tutti gli amministratori per discutere di alcuni problemi che si determinerebbero con la gestione associata del servizio rifiuti.

Nel dettaglio due le problematiche più scottanti messe in luce sia dal Sindaco di Benevento che dal presidente della Samte, Giovanni Zarro. La prima è connessa alla gestione delle discariche, anche regionali, esistenti sul territorio: in particolare i costi del post mortem degli invasi (ad esempio Sant’Arcangelo Trimonte, Montesarchio, Toppa Infuocata…), la cui gestione secondo la normativa rientrerebbe nei compiti dell’Ato, dovrebbero essere sostenuti con un aumento di tassazione a carico dei cittadini.

L’altra scottante questione riguarda sia il personale attulmente in forza presso i comuni sia i 124 lavoratori degli ex consorzi rifiuti, che per legge devono essere assunti con la costituzione dell’ATO. Una delegazione di lavoratori, da 4 anni senza stipendio, ha fatto sentire la sua voce nella sala consiliare di Palazzo Mosti, rivendicando appunto quello che prevede la legge: “prima loro, poi gli altri”

La legge sulla creazione degli Ato, votata all’unanimità dal Consiglio Regionale della Campania, prevede che ha diritto a lavorare chi attualmente già è in servizio nel settore legato al ciclo dei rifiuti, come i dipendenti dell’Asia e della Samte, e stabilisce inoltre un diritto prioritario per i lavoratori degli ex consorzi, che hanno comprensibilmente fretta di arrivare alla messa in funzione dell’Ato.

Dicevamo che all’appello mancano però 24 sindaci, che non hanno sottoscritto lo schema di convezione, peraltro non modificabile per volontà regionale, costitutivo dell’Ato. Il sindaco di Apollosa, Marino Corda, ha illustrato i motivi del no, racchiusi in un documento, firmato da sindaci di schieramenti politici trasversali, in cui si spiega come loro “non siano contro l’Ato, ma attendono delle risposte”.

In particolare i dubbi sorgono sul contributo ambientale che dovranno pagare i cittadini, per cui, paradossalmente, la legge prevede che una parte vada a finanziare anche l’Expò di Milano; la creazione di un ufficio comune per il funzionamento dell’Ato, da mettere in piedi staccando personale dai comuni; e ovviamente la questione del futuro dei lavoratori attualmente impiegati, ad esempio, nelle cooperative dei Comuni.

Tante sono le perplessità emerse nel corso della riunione, ma i margini di azione sembrano essere molto stretti. Sui comuni che non hanno firmato incombe la minaccia del commissariamento, mentre la Samte dovrebbe cessare la sua esistenza a fine giugno.

 

Erika Farese

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