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POLITICA

De Nigris (Sil): “Altro che abolizione o riordino, i punti da discutere sono ben altri”

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“Il voto espresso alla Camera sulla revisione della spesa, almeno per ciò che riguarda le province, continua a generare incertezze e confusione”. Sono le parole del consigliere comunale di Sud Innovazione e Legalità a Palazzo Mosti, Luigi De Nigris, che in una nota sottolinea:

“Per alcuni, il risultato parlamentare sarebbe da apprezzare. Il riordino delle province (dunque non la loro soppressione o accorpamento, come previsto nel testo originale) aprirebbe nuove e più favorevoli prospettive. Per altri, la decisione aumenta la possibilità di ricorrere ad un referendum per decidere l’adesione o la costituzione di una nuova regione. Tuttavia, in attesa di capire come saremo “riordinati”, l’ennesimo voto di fiducia chiesto dal Governo ha palesemente ridotto il Parlamento ad un luogo dove annichilire vita e dignità politica dei suoi nominati, ubbidienti e disciplinati componenti.

Penosi appaiono i contorsionismi dialettici per spiegare il proprio impegno per una positiva definizione della vicenda. Pietose sono invece le spiegazioni per giustificare il loro voto-non voto. Il Governo – prosegue il consigliere di Sil – presentato come un governo tecnico, ma che di fatto in nome dell’emergenza economica sta governando l’Italia senza aver ricevuto alcun mandato elettorale (che continua ad incidere lentamente e profondamente sulla struttura sociale del paese) costringerà molti capoluoghi a richiedere elemosine istituzionali alle regioni di appartenenza.

Il ricatto tra l’adesione al progetto del governo e la bancarotta del paese ha finora prodotto l’attacco ad ogni livello di concertazione; ridotto la sovranità del paese (vedi fiscal compact); piegato i diritti dei cittadini e dei lavoratori a una variabile dipendente esclusivamente dall’andamento dei mercati finanziari internazionali.

Altro che abolizione, soppressione o riordino delle province ! I punti su cui discutere sono ben altri. Per farlo – conclude De Nigris – basterebbe invertire di segno e di contenuti i punti programmatici del governo in carica per avere il quadro delle emergenze su cui produrre una seria riflessione antagonista”.

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