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POLITICA

Caldoro atteso a Benevento da un cordone di protesta

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Non tantissimi, ma quanto bastava perché fosse ben rappresentato il disagio sociale che pervade la città di Benevento e la sua provincia. Il cordone di protesta che si è srotolato dinanzi al cancello di Villa dei Papi, in attesa che la fatidica soglia fosse valicata dal (come era ovvio, non puntuale, e inelegante nel dribblare il dissenso scegliendo una porta di servizio) presidente della Regione Campania Stefano Caldoro non si è lasciato intirizzire dall’autunno calato di colpo a suon di pioggia e vento, né intimorire dall’esiguità del numero e quindi dalla facile equazione con una eventuale protesta flebile. Le ragioni di una protesta, infatti, non sono legate al pallottoliere ma alla sostanza.

E la sostanza, nella situazione ambientale così come venutasi a creare nell’attesa, è quella avvertita di un definitivo scollamento fra istituzioni – e loro rappresentanti – e società civile. Con la possibilità, però, che talora l’antipolitica, ovvero il rischio che si corre nello sconfinare nel populismo antagonista, possa sostituirsi alla giusta teoria di rivendicazioni. Disoccupazione, precariato, emergenza ambientale hanno manifestato le loro attuali difficoltà in una sostanziale solitudine: hanno parlato cioè al vuoto dell’indifferenza dei politici di passaggio, col paradosso di fornire loro addirittura una passerella in grado di giustificarne il senso dell’inutile missione pro Sannio condotta finora. Viespoli ha rappresentato l’unica eccezione dialogante, nella circostanza, ma sempre col fardello di una posizione politica ‘insipida’, di sostegno all’impresentabile nazionale – alla stregua degli Scilipoti di turno – e di lotta all’impresentabile locale.

In questo clima di desolante tristezza, con i problemi che – quotidiani – bussano con puntualità alla porta della gente, è venuto fuori un quadro d’assieme dalle tonalità grigie, come il cielo sopra Pacevecchia. E un po’ è salito il magone nel constatare, da qualche chiacchiera qua e là, anche una visione della politica come assistenza – la qual cosa sortisce l’effetto di far aumentare a dismisura la considerazione che il politico ha di sé – piuttosto che come strumento intermedio per la risoluzione concreta di un problema. Alla radice.



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