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CRONACA

L’operazione RoViNa nasce nel Sannio: recuperati reperti per oltre un milione di euro

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Tutto nasce dalle indagini effettuate su uno scavo clandestino nel Sannio, durante il quale uno dei tombaroli dimentico’ un cappello, usato per raccogliere dei frammenti archeologici appena scavati. Le indagini hanno permesso di scoprire dapprima il proprietario di questo berretto, poi i suoi complici, altri personaggi del settore, fino a identificare i componenti di una intera squadra di tombaroli di Casal di Principe, abitualmente dedita allo scavo clandestino di materiale archeologico.
Da quella prima traccia, lasciata per errore – spiega una nota del comando carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio culturale – sono partiti i primi riscontri da cui si e’ sviluppata un’intensa ed articolata fase di indagine svolta attraverso controlli sul territorio, pedinamenti, mirati servizi di osservazione ed esecuzione di attivita’ tecniche, anche con l’utilizzo di visori notturni e telecamere ad infrarosso. Ed oggi i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e artistico di Roma hanno arrestato cinque persone su richiesta del pm della procura di Santa Maria Capua Vetere e hanno notificato ad altre quattro il divieto di dimora nella provincia di Caserta, nonché notificato due obblighi di firma presso le caserme. Trentanove, invece, sono gli indagati che sono stati denunciati. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere e detenzione illecita di materiale archeologico secondo il "Testo Unico" dei beni culturali.
I cinque arrestati avrebbero recuperato dei reperti e se ne sarebbero impossessati senza denunciare il rinvenimento alla Sovrintendenza dei beni culturali di Caserta e Benevento. In manette sono finiti: Annibale Corvino, sessantacinque anni, di Casal di Principe, conosciuto come "o’ professore"; Salvatore Zara, quarantasei anni, Luigi Caterino di cinquantadue anni, Giacinto Lunardelli di cinquantacinque e Filippo Palma di settantadue anni, tutti di Casal di Principe. Il divieto di dimora è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari a quattro persone di Casal di Principe, Cesa e Mondragone.
Sono 633 i reperti archeologici recuperati dai carabinieri nell’ambito dell’indagine denominata RO.VI.NA., coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e presentata questa mattina. Tra gli altri reperti anche crateri a calice e a volute, skyphos, kylix, gorgoni, satiri e protomi femminili, 1050 frammenti, 31 reperti falsi, 73 monete antiche, 5 metal detector e 18 spilloni, per un valore complessivo di circa un milione di euro.

 

 

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