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POLITICA

Fusco (PD): “Una nuova architettura istituzionale per le autonomie locali”

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Il Responsabile Provinciale PD Economia e Politiche di Sviluppo Vito Fusco è intervenuto con una nota sulla questione del riordino degli enti locali.

“Il dibattito sul riordino delle province non mi ha particolarmente appassionato. Il tentativo del ministro Patroni Griffi, pur essendo nobile negli intenti, ha finito per effettuare un taglio basato esclusivamente su rigidi criteri demografici e planimetrici senza disegnare una nuova geografia istituzionale. Probabilmente non è materia da governo tecnico.

A mio avviso, nel segno dell’efficienza e della modernizzazione delle istituzioni locali, andrebbero riconsiderati i criteri che definiscono province e comuni. Su tutto il territorio nazionale si assiste ad una evidente sproporzione tra i confini amministrativi dell’ente territoriale e le funzioni economiche e sociali presenti nel suo ambito geografico. Ciò genera diseconomie, conflittualità, perdita di efficienza. Da molto tempo la dimensione amministrativa comunale, così come disegnata qualche secolo fa, non coincide più con la città in senso geografico-sostanziale, con quell’area “diffusa” che si allarga ad altri centri amministrativamente autonomi.

A riprova di quanto asserito, si constata come negli ultimi anni si sono moltiplicati gli enti di natura intercomunale che gestiscono funzioni importanti per i cittadini, spesso su scale diverse, come ad esempio, ASL e servizi socio-sanitari, distretti scolastici, ATO, trasporti pubblici, consorzi di bonifica e per la gestione dei rifiuti, comunità montane, parchi, GAL, etc. La necessità di una nuova dimensione è evidente. Dimensione che genera necessità di governo di una serie di funzioni che, per esigenze di economie di scala e di efficienza dei servizi, richiedono l’esistenza di centri decisionali che trascendono i limiti imposti dai confini amministrativi comunali, oggi insufficienti e frutto di una geografia urbana che non risponde più alla realtà.

Ne discende, quindi, che la dimensione minima ottimale dell’ente locale, inteso come partizione territoriale sostenibile che necessiti di una giurisdizione unica in termini di programmazione e di gestione dei servizi, coincida con un territorio più vasto di quello comunale, almeno di livello sub-provinciale, il che vuol dire che all’interno di una provincia come quella di Benevento potrebbero configurarsi 4/5 ambiti ottimali di governo e 50/60 in tutto il territorio regionale. Una sorta di area vasta che inglobi le funzioni attualmente riconosciute a Comuni e Province. Questa nuova architettura istituzionale porterebbe ad un cospicuo risparmio di spesa e ad una maggiore efficienza con benefici sia per i centri più grandi (che diventerebbero aree metropolitane) che per i centri più piccoli, oggi in palese debito di ossigeno anche per la gestione dei servizi più elementari.

Naturalmente, tutto ciò non vuol dire cancellare la storia e le tradizioni di ogni municipalità, ma si tratterebbe solo di operare una diversa organizzazione dei servizi amministrativi. Una rivoluzione copernicana nel segno della modernizzazione che solo un governo, forte, robusto e con lo sguardo proiettato al futuro potrebbe affrontare. Un governo politico con la “P” maiuscola.”

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