CULTURA
“Abitare l’attraverso”, il libro di esordio della sannita Mercurio: una riflessione interessante sul vivere senza un punto d’arrivo
Il debutto alla scrittura della giovane professionista sannita, edito da Progetto Cultura, è un invito a riconoscere il valore del cammino, ad accogliere il cambiamento e a smettere di rimandare la vita in attesa di una risposta definitiva
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Non siamo qui per arrivare, ma per attraversare. È forse in questa consapevolezza che si raccoglie il senso più profondo di Abitare l’attraverso, il libro d’esordio della beneventana Mariaclara Mercurio, da diversi anni trapiantata a Roma per studio e lavoro. Pubblicato a inizio ottobre ed edito da Progetto Cultura, 80 pagine, il volume si presenta come un saggio di riflessione esistenziale che sceglie la misura breve per affrontare interrogativi tutt’altro che marginali: il senso dell’insoddisfazione, il bisogno di trovare risposte, il rapporto con il tempo e la difficoltà di abitare pienamente il presente.
Professionista con formazione giuridica e laurea in Relazioni Internazionali, Mercurio approda alla scrittura con un’opera che non cerca di imporsi come un manuale di vita, né di offrire soluzioni preconfezionate alle inquietudini dell’esistenza. Il suo intento è più discreto e, proprio per questo, ambizioso: accompagnare il lettore dentro quelle domande che spesso restano inespresse, ma che riaffiorano nei momenti di passaggio, quando le certezze vacillano e le direzioni conosciute smettono di apparire così rassicuranti.
Il punto di partenza è un’intuizione semplice, capace però di mettere in discussione una delle convinzioni più radicate del nostro tempo: la vita non è un percorso da completare, ma un’esperienza da attraversare. Non esiste necessariamente una meta definitiva, un momento in cui ogni cosa trova finalmente il proprio posto e ogni inquietudine si dissolve. Esistono, piuttosto, passaggi, trasformazioni, nuove prospettive. E una continua ridefinizione di ciò che siamo e di ciò che desideriamo.
Gran parte della nostra sofferenza nasce dalla convinzione che la serenità sia sempre collocata un passo più avanti. Saremo felici quando avremo raggiunto un obiettivo, quando avremo trovato la nostra strada, quando avremo ottenuto ciò che manca o finalmente risolto ciò che ci inquieta. In questa attesa, tuttavia, il presente rischia di diventare soltanto una parentesi da superare, una condizione provvisoria in vista di una presunta pienezza futura.
È proprio questa logica che Abitare l’attraverso invita a riconsiderare. Ogni traguardo raggiunto, infatti, può aprire nuovi interrogativi; ogni desiderio soddisfatto può lasciare spazio a un altro desiderio; ogni certezza può cambiare significato con il mutare delle circostanze. Ciò che ieri appariva indispensabile domani potrebbe non esserlo più. E quello che credevamo di aver definitivamente superato può tornare a interrogarci sotto una luce diversa.
L’insoddisfazione, in questa prospettiva, non è sempre il segnale di una vita sbagliata o di un fallimento personale. Può essere anche una componente del nostro continuo movimento interiore, la traccia di una trasformazione ancora in corso. Il problema nasce quando pretendiamo di eliminarla a ogni costo, cercando una stabilità assoluta in un’esistenza che, per sua natura, cambia.
Mercurio suggerisce così un cambio di prospettiva: non vivere in funzione di un «quando» destinato a spostarsi continuamente, ma imparare a riconoscere il valore di ciò che accade ‘hic et nunc’, anche quando è incompleto, incerto o lontano dalle aspettative. Non significa rinunciare ai progetti, ai desideri o alla possibilità di migliorarsi. Significa, piuttosto, non subordinare interamente la propria vita alla promessa di un futuro nel quale tutto, finalmente, dovrebbe combaciare.
Nella prefazione, il giornalista Michele Piramide individua nell’esordio di Mercurio una tensione precisa: «trasformare il vissuto personale in un lessico condivisibile». È una definizione che restituisce efficacemente l’ambizione del volume. La riflessione nasce da un’esperienza individuale, ma non rimane confinata nell’autobiografia. Cerca, invece, un terreno comune, nel quale le domande di una persona possano diventare occasione di riconoscimento per molte altre.
Piramide sottolinea inoltre come il libro non pretenda di affermare verità assolute, ma si avvicini ai nuclei essenziali dell’esistenza attraverso intuizioni, cedimenti e resistenze. Un approccio che trova un riferimento ideale nel pensiero di Albert Camus, richiamato nella prefazione attraverso l’idea che la vera generosità verso il futuro consista nel donare tutto al presente.
È qui che il titolo acquista il suo significato più interessante. Abitare l’attraverso non vuol dire limitarsi a transitare da una fase all’altra, aspettando che qualcosa finisca per poter finalmente cominciare a vivere. Vuol dire, al contrario, riconoscere dignità al passaggio stesso: ai giorni che non offrono risposte, alle scelte che non garantiscono certezze, alle relazioni che ci cambiano, ai luoghi che lasciamo e alle versioni di noi stessi che impariamo a superare.
La brevità del volume sembra coerente con questa impostazione. Non un testo che pretende di esaurire l’argomento, ma uno spazio di riflessione che affida al lettore il compito di proseguire il discorso. La sua efficacia, più che nella promessa di una conclusione, sta nella possibilità di lasciare aperta una domanda.
Nelle parole affidate a Ntr24, la dottoressa Mercurio chiarisce con particolare sincerità la genesi del libro. «Non nasce da un singolo avvenimento, ma da una successione di stagioni, di cambiamenti, di prospettive che, nel tempo, modificano inevitabilmente il nostro modo di guardare le cose», racconta l’autrice. È il sedimentarsi dell’esperienza, dunque, a generare la riflessione: la scoperta che le risposte non sono sempre valide per ogni stagione della vita e che persino le domande cambiano insieme a noi.
A un certo punto, spiega la professionista, ha smesso di cercare una risposta capace di valere per ogni persona e per ogni circostanza, cominciando piuttosto a interrogarsi sul bisogno stesso di trovarne una. Un passaggio significativo, perché sposta l’attenzione dal risultato della ricerca alla ricerca in quanto tale.
«Forse non siamo in ritardo. Forse non siamo nemmeno in anticipo. Forse non c’è nessun posto in cui arrivare». In queste parole si concentra uno dei nuclei più forti del libro. L’idea che esista una tabella di marcia universale, secondo la quale dovremmo raggiungere determinati obiettivi entro un’età precisa, costruire una vita conforme alle aspettative e dimostrare di essere arrivati a una condizione di compiutezza, è una delle pressioni più pervasive della contemporaneità.
Il confronto con i percorsi altrui finisce spesso per alimentare la sensazione di essere in ritardo: rispetto a chi ha già scelto, a chi sembra realizzato, a chi appare certo della propria direzione. Ma il tempo dell’esistenza non è una competizione e le trasformazioni personali non seguono una sequenza identica per tutti.
La consapevolezza che non esista un traguardo definitivo può inizialmente inquietare. Per Mercurio, tuttavia, è proprio questa possibilità a diventare liberatoria. Se non c’è un unico luogo in cui dobbiamo necessariamente arrivare, possiamo smettere di misurare ogni esperienza esclusivamente in base alla sua utilità per il futuro e cominciare a interrogarci su ciò che ci sta insegnando nel presente.
Il destinatario di Abitare l’attraverso non è una categoria anagrafica precisa. È chiunque si trovi a fare i conti con una trasformazione, una scelta, una crisi di prospettiva o una fase di incertezza. L’adolescente che cerca il proprio posto, l’adulto che crede di averlo trovato e chi, dopo una vita, continua a interrogarsi possono riconoscersi nella stessa inquietudine, pur vivendo momenti profondamente diversi.
La forza di questa impostazione consiste nel non trasformare la riflessione esistenziale in una formula universale. Mercurio non pretende di indicare a ciascuno quale strada imboccare, né di stabilire quale sia la misura corretta della felicità. Cerca piuttosto di creare uno spazio nel quale il lettore possa riconoscere pensieri familiari, magari rimasti a lungo sullo sfondo, e guardare con occhi nuovi ciò che fino a quel momento non aveva saputo nominare.
È una scelta che richiede anche una certa disponibilità da parte di chi legge. Chi cerca una guida pratica, una sequenza di esercizi o risposte immediatamente applicabili potrebbe trovare più utile un testo di altro genere. Il valore di un saggio come questo va cercato, invece, nella sua capacità di stimolare una riflessione personale e di accompagnare senza imporre.
La misura contenuta del volume, in questo senso, è una dichiarazione d’intenti. L’autrice non vuole trattenere il lettore a ogni costo, ma lasciare che le parole continuino a lavorare anche dopo la chiusura del libro. Come racconta a Ntr24, vorrebbe che una frase fosse capace di interrompere la lettura, spingendo chi legge a fermarsi e a proseguire il ragionamento per conto proprio.
Con Abitare l’attraverso, dunque, Mariaclara Mercurio sceglie un terreno delicato: quello delle domande che non si lasciano risolvere una volta per tutte. La sfida di un libro di riflessione esistenziale è evitare che concetti familiari, come il cambiamento, l’accettazione e la centralità del presente, si riducano a formule rassicuranti. L’intenzione più interessante dell’autrice sembra stare proprio nel tentativo di restituire a queste idee una dimensione personale, sottraendole alla logica delle risposte facili.
Il libro invita a considerare che non ogni fase della vita debba necessariamente produrre una certezza, né ogni difficoltà trasformarsi subito in una lezione. Ci sono passaggi che acquistano significato soltanto con il tempo, scelte che si comprendono pienamente solo dopo averle compiute e momenti nei quali l’unico gesto possibile è restare in ascolto di ciò che sta cambiando.
In questa prospettiva, il presente non è una sala d’attesa e l’incertezza non è necessariamente un difetto da correggere. Sono parte della stessa esperienza umana, che non si lascia racchiudere in un risultato finale.
Il merito dell’esordio di Mercurio è allora quello di ricordare che una vita non perde valore perché non è ancora compiuta, perché non risponde alle aspettative o perché continua a porci domande. Al contrario, è proprio nella possibilità di cambiare, di rivedere le proprie convinzioni e di attribuire significati nuovi alle esperienze che si apre uno spazio di libertà.
Abitare l’attraverso è un invito alla consapevolezza, rivolto soprattutto a chi avverte la distanza tra la vita che sta vivendo e quella che immaginava di dover raggiungere. La sua prospettiva è intima, accessibile e più interessata ad aprire interrogativi che a chiuderli. Il limite potenziale è quello comune ai saggi di riflessione esistenziale: alcune intuizioni possono risultare familiari a chi frequenta già questo genere di letture. La sua qualità, però, sta nel riportarle dentro una domanda concreta e quotidiana: quanto della nostra insoddisfazione dipende da ciò che ci manca davvero e quanto, invece, dall’idea che dovremmo essere già altrove? È una domanda che non offre una soluzione immediata, ma può cambiare il modo di guardare alle proprie giornate.
Perché, in fondo, il messaggio più significativo del libro non è che dobbiamo smettere di cercare, desiderare o costruire. È che non possiamo rimandare indefinitamente la vita in attesa di aver trovato tutte le risposte. Attraversiamo giorni, persone, luoghi, sogni e identità che cambiano. E forse imparare ad abitare questo movimento, senza pretendere di trasformarlo in una destinazione definitiva, è già un modo diverso di essere presenti a noi stessi. Non sempre possiamo sapere dove ci condurrà il cammino. Possiamo, però, scegliere di non considerarlo soltanto un’attesa.
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