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Cittadini

Spina Verde, il campo da basket e le notti insonni al Rione Libertà: l’appello di un residente per regole e controlli

Il signor Giulio Panza, residente in via Salerno, denuncia da tempo schiamazzi fino a notte fonda, luci invasive e persino il passaggio di scooter e moto nell’area sportiva. Dopo esposti e querele contro ignoti e un’interrogazione della consigliera Rosetta De Stasio, chiede una soluzione definitiva: orari certi, custodia e una recinzione adeguata

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Un’opera pubblica pensata per favorire la socializzazione, offrire ai giovani uno spazio di aggregazione e restituire vivibilità a un quartiere. Eppure, per chi abita a pochi metri dalla struttura, quella stessa opera rischia di trasformarsi in una fonte quotidiana di disagio, soprattutto quando arriva la sera e il bisogno di riposo si scontra con il rumore di un pallone, le voci che si alzano e la permanenza di gruppi di ragazzi fino a tarda notte.

È la situazione denunciata da Giulio Panza, residente in via Salerno, al Rione Libertà di Benevento, che ha deciso di rivolgersi alla nostra redazione per riportare l’attenzione su una questione che, a suo dire, si trascina da tempo senza aver trovato una risposta risolutiva. Al centro della vicenda c’è il campo da basket della Spina Verde, inaugurato nel novembre 2025 dopo i lavori di riqualificazione dell’area.

Un impianto che rappresenta un’opportunità per il quartiere, ma che, secondo il pensionato e altri residenti che condividono le sue stesse preoccupazioni, avrebbe bisogno di regole precise, controlli e di una gestione capace di conciliare il diritto dei ragazzi a frequentare uno spazio pubblico con quello degli abitanti a vivere nella propria casa senza essere disturbati nelle ore destinate al riposo.

Il rumore sotto le finestre, anche dopo la mezzanotte

La criticità segnalata da Panza riguarda innanzitutto la collocazione del campo, situato nelle immediate vicinanze delle abitazioni di via Salerno e via Palermo. Una prossimità che, stando alle denunce presentate dal residente, rende particolarmente difficile convivere con un utilizzo prolungato e non regolamentato dell’impianto.

Nella querela contro ignoti, il cittadino racconta che il campo sarebbe stato frequentato non soltanto durante il giorno, ma anche nelle ore serali, talvolta fino alle due di notte. Il rumore del pallone che rimbalza sul terreno, i colpi contro i canestri, le voci e gli schiamazzi diventerebbero così una presenza costante, capace di compromettere il riposo di chi abita ai piani superiori degli edifici circostanti.

Non si tratta, nella ricostruzione del residente, di contestare la presenza dei giovani o la possibilità di praticare sport all’aperto. Il problema è piuttosto la mancanza di limiti temporali e di un controllo effettivo degli accessi, in un impianto che, secondo quanto riferito nelle segnalazioni, sarebbe rimasto accessibile senza una chiusura notturna.

La differenza è sostanziale: uno spazio sportivo può essere un valore per il quartiere, ma la sua fruizione deve tenere conto anche del contesto urbano in cui si trova. Quando il rumore si protrae fino a notte fonda e le abitazioni si affacciano direttamente sull’area, l’assenza di una regolamentazione rischia di trasformare un servizio pubblico in una fonte di conflitto tra esigenze legittime.

Il cittadino riferisce di aver trascorso mesi difficili, durante i quali avrebbe cercato più volte di ottenere un intervento delle autorità competenti. Nelle sue segnalazioni richiama anche le condizioni della moglie, che, secondo quanto riportato in un esposto del settembre 2023, soffrirebbe di diverse patologie e avrebbe quindi particolare necessità di riposo e tranquillità.

Una circostanza che rende ancora più delicata la questione: per chi vive in un’abitazione, il riposo notturno non è un dettaglio trascurabile, ma una componente essenziale della qualità della vita.

Le segnalazioni, le denunce e una protesta che viene da lontano

La vicenda non nasce con l’inaugurazione del campo riqualificato. Le contestazioni di Panza, infatti, risalgono almeno al 2023 e documentano una preoccupazione che, nel tempo, si è concentrata sia sui rumori sia sull’illuminazione dell’area.

Nel settembre di quell’anno, attraverso un esposto indirizzato al Comune, il residente, assistito da un legale, aveva denunciato gli schiamazzi provenienti dalla zona dei campi sportivi della Spina Verde. Nel documento si segnalava che la struttura era diventata un luogo di aggregazione frequentato fino a tarda sera, con rumori tali da rendere difficile il riposo e lo svolgimento delle normali attività quotidiane.

Nello stesso esposto veniva affrontato un secondo problema: la luce di un lampione della pubblica illuminazione diretta verso l’abitazione. Secondo la segnalazione, il fascio luminoso raggiungeva le finestre e illuminava la camera da letto durante la notte, creando un ulteriore disagio per chi vive nello stabile.

Il documento conteneva una formale richiesta di intervento affinché fossero rimosse le condizioni lamentate, con la riserva di intraprendere ulteriori iniziative legali in caso di mancata soluzione.

La questione dell’illuminazione, dunque, si affianca a quella acustica e contribuisce a delineare un quadro più ampio: non soltanto il rumore prodotto dall’attività sportiva, ma anche le modalità con cui l’area è illuminata e la sua compatibilità con le abitazioni vicine.

Il pensionato, secondo quanto raccontato a Ntr24, sostiene di aver effettuato diverse segnalazioni e di aver ricevuto risposte insufficienti rispetto alle sue richieste. La sua protesta, tuttavia, non si limita alla quiete notturna: negli atti trasmessi alle autorità vengono descritti anche comportamenti che, se confermati, richiederebbero attenzione sotto il profilo della sicurezza.

Scooter, moto e bici elettriche: la questione della sicurezza

Nel settembre 2025 il residente aveva già segnalato alla Polizia Municipale la presenza di motocicli, scooter e biciclette elettriche nell’area della Spina Verde, nella zona compresa tra via Salerno e via Palermo, sul lato San Modesto.

Nel messaggio inviato alla polizia locale, Panza riferiva di aver osservato mezzi sfrecciare nell’area, talvolta con manovre pericolose e impennate. Segnalava inoltre il rischio per i bambini che giocano nella zona e per le persone che entrano ed escono dai portoni degli edifici circostanti.

La richiesta era quella di un intervento e di una maggiore sorveglianza, per prevenire possibili incidenti.

Si tratta di episodi riferiti dal cittadino e che richiedono gli opportuni accertamenti. La loro segnalazione, tuttavia, introduce un aspetto ulteriore rispetto al problema degli schiamazzi: la necessità di assicurare che un’area destinata allo sport e alla socializzazione sia effettivamente utilizzata per le finalità per cui è stata realizzata.

Un campo da basket dovrebbe essere un luogo in cui i ragazzi possano giocare in sicurezza, senza che lo spazio venga impropriamente attraversato da veicoli a motore o utilizzato per manovre potenzialmente pericolose. La questione riguarda quindi tanto la tranquillità dei residenti quanto la sicurezza degli stessi frequentatori dell’area.

Per Panza, il problema sarebbe legato anche all’assenza di una recinzione capace di delimitare concretamente lo spazio e impedirne l’accesso nelle ore notturne.

Luglio 2026, l’appello alla Procura: «Servono regole precise»

La contestazione è tornata al centro dell’attenzione nel luglio 2026, quando il residente ha indirizzato un ulteriore esposto alla Procura, chiedendo un intervento delle autorità competenti per affrontare una situazione che giudica ormai insostenibile.

Nel documento Panza lamenta che il campo da basket sia rimasto, a suo avviso, accessibile senza adeguate limitazioni orarie. Torna inoltre a denunciare gli schiamazzi serali e notturni e gli episodi che descrive come gare e manovre di abilità con motocicli.

Il cittadino richiama espressamente l’articolo 659 del Codice penale, relativo al disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, e chiede che vengano adottate disposizioni efficaci per disciplinare l’utilizzo della struttura.

La sua richiesta non si esaurisce, dunque, nella segnalazione di singoli episodi. L’obiettivo dichiarato è ottenere un intervento organizzativo stabile, capace di prevenire il ripetersi dei disagi.

Nell’esposto viene sollevata anche una questione di opportunità urbanistica: nelle immediate vicinanze esisterebbe un campo di calcetto, descritto dal residente come inutilizzato da tempo e collocato in uno spazio più ampio, che avrebbe potuto essere preso in considerazione nell’organizzazione delle attività sportive del quartiere.

È una valutazione espressa da Panza, che pone una domanda di fondo sulla progettazione e sulla gestione degli spazi pubblici: quando si realizza o si riqualifica un impianto sportivo in prossimità delle abitazioni, quanto vengono considerate le ricadute sull’ambiente circostante e le esigenze di chi vive a pochi metri dalla struttura?

Il punto non è mettere in discussione il valore delle opere pubbliche, ma interrogarsi sulle condizioni necessarie affinché possano funzionare nel tempo senza generare disagi evitabili.

La consigliera Rosetta De Stasio portò il caso in Consiglio

La vicenda è arrivata anche all’attenzione della politica cittadina. La consigliera comunale di opposizione Rosetta De Stasio ha riferito di aver raccolto le lamentele dei residenti durante un incontro tenutosi a maggio al Rione Libertà.

In quella circostanza, tra i problemi sottoposti dai cittadini figurava proprio l’utilizzo continuo e incontrollato del campo da basket della Spina Verde.

De Stasio aveva richiamato sia il rumore provocato dal pallone, sia l’impatto delle luci dell’impianto sulle abitazioni vicine, segnalando che alcuni residenti lamentavano l’ingresso del fascio luminoso nelle camere.

La consigliera aveva inoltre riferito che la questione era già stata affrontata nella competente commissione consiliare, dove sarebbe stata sollevata dal consigliere Miceli, senza che, al momento della sua dichiarazione, risultassero interventi effettuati o programmati.

Da qui la decisione di presentare un’interrogazione agli assessori competenti per i Lavori pubblici e il Patrimonio, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione dell’amministrazione sulle difficoltà denunciate dagli abitanti e sulla necessità di regolamentare l’accesso al campo attraverso orari definiti.

Resta, dunque, la questione centrale: chi deve garantire che un impianto sportivo pubblico venga utilizzato correttamente, soprattutto quando si trova in una posizione tanto ravvicinata alle abitazioni?

Un’opera utile, ma senza regole il disagio rischia di ripetersi

Il campo da basket della Spina Verde è stato inaugurato nel novembre 2025, al termine dei lavori di riqualificazione. Un intervento che si inserisce nel più ampio obiettivo di migliorare gli spazi urbani del Rione Libertà e offrire occasioni di incontro e attività all’aperto.

La funzione sociale di un impianto del genere è evidente. Gli spazi sportivi possono favorire la partecipazione dei giovani, offrire alternative alla strada e contribuire a rafforzare il senso di appartenenza a un quartiere.

Ma proprio perché si tratta di un bene pubblico, la sua fruizione dovrebbe essere accompagnata da regole chiare, indicazioni facilmente visibili e strumenti di controllo adeguati. In caso contrario, il rischio è che l’assenza di una gestione strutturata finisca per penalizzare tanto i residenti quanto gli stessi frequentatori.

Nella documentazione presentata da Panza viene inoltre riferito che, dopo una prima fase di utilizzo, i canestri sarebbero stati danneggiati, lasciando la struttura in condizioni che avrebbero favorito un uso improprio dell’area. Il cittadino richiama così anche il tema del vandalismo e della manutenzione, chiedendo che il campo non venga lasciato senza controllo.

Resta però legittima la domanda su come un impianto recentemente riqualificato possa essere protetto e mantenuto in condizioni adeguate, evitando che il degrado comprometta l’investimento pubblico e la sua funzione sociale.

La soluzione auspicata non è la chiusura del campo, né l’esclusione dei giovani da uno spazio pensato per loro. È, al contrario, una gestione che consenta di utilizzarlo negli orari opportuni e in condizioni rispettose della convivenza civile.

Con la fine dell’estate il rumore è diminuito, ma il problema resta

Nelle ultime settimane, secondo quanto riferito dal residente, la situazione degli schiamazzi sarebbe migliorata. Con la fine dell’estate, l’abbassamento delle temperature serali e la ripresa delle attività scolastiche, la frequentazione notturna del campo sembrerebbe essersi ridotta.

Un miglioramento che potrebbe offrire una tregua agli abitanti, ma che non viene considerato sufficiente a chiudere la vicenda.

Il rischio, secondo Panza, è che il problema si ripresenti con l’arrivo della bella stagione, quando gli spazi all’aperto tornano a essere frequentati fino a tarda sera. Senza un intervento strutturale, la diminuzione del rumore potrebbe dipendere soltanto da condizioni temporanee, anziché da una soluzione stabile.

Per questo il cittadino ha deciso di contattare la redazione: vuole che la questione rimanga al centro dell’attenzione pubblica e che le segnalazioni presentate nel corso degli anni si traducano finalmente in misure concrete.

La richiesta è articolata in tre punti fondamentali. Il primo riguarda la regolamentazione degli orari di accesso, con un orario di chiusura serale chiaramente definito e comunicato, affinché il campo non venga utilizzato durante la notte. Il secondo è l’individuazione di un responsabile della custodia o di una forma adeguata di vigilanza, che possa controllare le condizioni dell’impianto, prevenire gli usi impropri e segnalare eventuali danneggiamenti. Il terzo riguarda la realizzazione di una recinzione adeguata e di un sistema di chiusura degli accessi, così da rendere effettivamente possibile il rispetto degli orari stabiliti e impedire che lo spazio resti liberamente accessibile nelle ore notturne.

Il diritto allo sport e quello al riposo: trovare un equilibrio è possibile

La vicenda di via Salerno pone una questione che va oltre il singolo caso e riguarda il rapporto tra gli spazi pubblici e la vita quotidiana dei quartieri, argomento molto sentito anche in centro storico dove a convivere sono i residenti e i localini della movida. 

In questo caso specifico, da un lato c’è il diritto dei giovani a praticare sport e a disporre di luoghi accessibili in cui incontrarsi. Dall’altro c’è il diritto dei residenti a non subire rumori e comportamenti che compromettano il riposo, soprattutto durante la notte.

Non sono necessariamente esigenze inconciliabili. Un campo da basket può continuare a essere un punto di riferimento per il quartiere, purché il suo utilizzo sia organizzato in modo compatibile con la presenza delle abitazioni circostanti.

Orari certi, accessi controllati, manutenzione, illuminazione correttamente orientata e prevenzione degli atti vandalici sono misure che possono contribuire a ridurre le tensioni senza sacrificare la funzione sociale dell’impianto. A questo si aggiunge la necessità di una comunicazione chiara da parte dell’amministrazione, affinché i residenti possano conoscere le decisioni assunte, gli eventuali interventi previsti e i soggetti responsabili della gestione della struttura.

Per Giulio Panza, dopo esposti, segnalazioni e querele contro ignoti, il tempo delle richieste dovrebbe lasciare spazio a quello delle risposte. La tregua delle ultime settimane non cancella i mesi di disagio denunciati, né risolve automaticamente le criticità relative alla sicurezza, alla custodia e all’illuminazione.

Il suo appello è rivolto alle istituzioni comunali e agli organi competenti: intervenire prima che, con il ritorno delle serate più calde, la situazione torni a essere quella descritta nelle denunce.

La Spina Verde può e deve restare un luogo di aggregazione. Ma perché sia davvero un bene per tutto il quartiere, occorre che alla riqualificazione degli spazi si accompagni una gestione capace di garantirne l’uso corretto. Perché la socializzazione non diventi motivo di conflitto e perché nessun cittadino debba essere costretto a scegliere tra la convivenza con la propria comunità e il diritto a dormire serenamente nella propria casa.

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