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San Giorgio La Molara, l’opposizione: capannone del Centro di Raccolta rimosso dopo il “fine lavori”. Cosa è accaduto in 48 ore?

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“Il gruppo consiliare TERRE DI LAVORO, raccogliendo le segnalazioni e le preoccupazioni manifestate da diversi cittadini di San Giorgio La Molara, ritiene doveroso portare all’attenzione dell’opinione pubblica una vicenda che, per tempi, modalità e circostanze, merita un chiarimento da parte dell’Amministrazione comunale.

Due date, appena 48 ore di distanza, sembrano raccontare due realtà difficili da conciliare.
Il 31 agosto 2026, il Comune di San Giorgio La Molara approva, con la Determinazione dell’Area III n. 327, Reg. Generale n. 507, il SAL n. 5 – finale, la relazione sul conto finale, il Certificato di Regolare Esecuzione e il quadro economico di assestamento dell’intervento di ammodernamento e ampliamento del Centro Comunale di Raccolta.

Nello stesso atto viene però segnalata la presenza di alcune «piccole difformità riscontrate sulla tettoia», la cui eliminazione viene indicata come condizione per la liquidazione del saldo finale. Poi arriva il 2 settembre. La documentazione fotografica relativa a quella giornata mostra la struttura del capannone, compresa la copertura, rimossa.

È proprio questo passaggio temporale a sollevare gli interrogativi del gruppo consiliare TERRE DI LAVORO: come si concilia la descrizione di «piccole difformità sulla tettoia» contenuta nell’atto del 31 agosto con la situazione materialmente riscontrata appena due giorni dopo? Il punto, sottolinea la minoranza, , che cosa sia accaduto in quelle 48 ore.
L’intervento ha inoltre una rilevanza economica tutt’altro che marginale. L’opera è finanziata nell’ambito del PNRR – Missione 2, Componente 1, Investimento 1.1, Linea A, per un importo complessivo di 999.917,79 euro. La determinazione del 31 agosto indica lavori per 802.761,63 euro, mentre il quadro economico finale ammonta a 930.066,27 euro, con economie pari a 69.851,52 euro.

Numeri che, secondo TERRE DI LAVORO, rendono ancora più necessario chiarire ogni passaggio relativo all’opera e alle eventuali modifiche intervenute nella sua realizzazione.
La domanda principale è quindi temporale prima ancora che politica: quando è stata decisa la rimozione del capannone? Se la rimozione era già prevista prima del 31 agosto, occorre comprendere perché nell’atto si faccia riferimento soltanto a «piccole difformità» sulla tettoia. Se, invece, la decisione è maturata successivamente, bisogna ricostruire quali valutazioni tecniche abbiano portato, in un arco di tempo così breve, dalla previsione di un adeguamento alla rimozione della struttura.

TERRE DI LAVORO chiede pertanto di conoscere la natura esatta delle difformità, le motivazioni tecniche della rimozione, la data e i soggetti che hanno assunto la decisione, nonché l’eventuale esistenza di ordini di servizio, verbali, relazioni tecniche o disposizioni della direzione dei lavori.

Da chiarire anche l’aspetto economico: eventuali costi della rimozione e della successiva sistemazione dovranno essere ricondotti al relativo quadro finanziario, indicando chi li sosterrà e con quali risorse.

Resta inoltre un interrogativo sul Certificato di Regolare Esecuzione, approvato il 31 agosto, alla luce della situazione riscontrata sul posto il 2 settembre. Anche in questo caso, sottolinea la minoranza, prima di trarre conclusioni deve essere chiarita la successione degli eventi e che vi sia piena coerenza tra gli atti amministrativi e la realtà dell’opera. La vicenda, dunque, si concentra su una sequenza molto precisa: 31 agosto: il Comune approva il SAL finale e il Certificato di Regolare Esecuzione, segnalando alcune «piccole difformità» sulla tettoia; 2 settembre: la documentazione fotografica mostra l’intero capannone completamente rimosso.
È questa apparente discrepanza che TERRE DI LAVORO chiede all’Amministrazione di chiarire pubblicamente, in consiglio comunale, attraverso documenti e spiegazioni ufficiali.

Non una sentenza, dunque, e nemmeno un’accusa preventiva, ma una richiesta di trasparenza amministrativa su un intervento finanziato con quasi un milione di euro di risorse pubbliche.
La domanda resta semplice: come può conciliarsi quanto riportato nell’atto del 31 agosto con quanto concretamente riscontrato sul posto il 2 settembre?

Per TERRE DI LAVORO la risposta deve essere contenuta negli atti, perché quando si utilizzano risorse pubbliche, soprattutto nell’ambito di un intervento PNRR, ogni modifica dell’opera deve essere tracciabile, motivata e comprensibile alla comunità. Il nodo, oggi, sono quelle 48 ore.

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