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Tamponi e quarantene a Frasso Telesino, sindaco contro Asl su gestione epidemiologica

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“Quale Sindaco di un glorioso Paese, ma oramai ai confini dal centro nevralgico della nazione, che in questo particolare momento di emergenza sanitaria si è giustamente chiuso a riccio, mi corre l’obbligo di amplificare la mia voce, allo scopo di offrire la miglior tutela possibile ai miei concittadini.

Ebbene, come a tutti noto, il 13 marzo scorso, una nostra concittadina, dimessa dalla casa di cura “Villa Margherita”, successivamente assurta alle cronache regionali per essere annoverata come il più importante focolaio di infezione della nostra Provincia, – scrive Pasquale Viscusi, sindaco di Frasso Telesino – trovava riparo tra le amorevoli cure dei propri familiari.

Come ancora a tutti noto, ella mancava ai vivi il successivo 30 marzo, presso il presidio Ospedaliero “Rummo“ di Benevento, vittima della guerra che caratterizza in negativo la nostra vita quotidiana. Infatti, il precedente 27 marzo, verificata la sua positività al virus, era stata trasferita presso quel nosocomio, ma in funzione della sua veneranda età e delle complesse patologie delle quali era già afflitta, abbandonava, proprio malgrado il transito terrestre.

Tutti i provvedimenti del caso venivano prontamente adottati, ma, malgrado i miei sforzi, culminati nella pressante missiva da ultimo inviata a chi di dovere non sono riuscito a risolvere l’empasse verificatasi.

Ebbene, pur avendo evidenziato, formalizzato e ribadito le esplicite richieste di verifica della effettiva durata della quarantena imposta ai detti familiari, cui va ancora tutta la mia vicinanza, per essere rimasti incolpevolmente privi della luce della loro congiunta, che avrebbe potuto ancora illuminare per tempo l’unione di una della più numerose famiglie viventi in Frasso, sia la predisposizione di tamponi diagnostici per gli stessi soggetti sottoposti a quarantena obbligatoria, ad oggi sono rimasto con le carte in mano a leggerle e rileggerle, onde verificare in cosa avessi potuto sbagliare, non avendo avuto positivo riscontro della intrapresa.

Non trovo rimedio, se non una incontenibile rabbia, laddove apprendo quotidianamente dagli organi di stampa, che in tutte le altre circostanze nelle quali si è ragionevolmente verificata una situazione di pericolo, si sono avuti comportamenti ufficiali più rigorosi, efficienti e conformi ai protocolli sanitari vigenti, comunque differenti da quelli che ancora caratterizzano l’affaire Frasso Telesino.

Invero, tanto a Telese Terme, quanto a Paolisi, – prosegue Viscusi – i tamponi hanno funzionato per verificare e circoscrivere il pericolo per i soggetti, incolpevolmente caduti nella trappola del nemico, quanto per i consociati con i quali, pur persistendo misure autocustodiali, avrebbero potuto avere occasione di incontro.

Tutto questo non va bene, non posso sopportare che viga per la mia Frasso una indennità di gregge, che tanto scalpore ha avuto di recente, per l’imprudente atteggiamento Anglosassone.

Ed allora ho deciso di non poter tacere, di dover dare fiato alle trombe, rivolgendo il mio grido di disappunto alla stampa provinciale, di modo che quanto io ho già fatto secondo tutte le mie capacità ed il pedissequo rispetto dei decreti emergenziali, progressivamente susseguitisi in questi tempi recenti, del protocollo sanitario e della Costituzione, giunga più forte a S.E. il Prefetto, in modo da far adottare, eventualmente una ulteriore verifica da parte dell’Asl di quanto ancora per difetto caratterizzi la vicenda della vittima Frassese, obbligandola ad adeguare le modalità operative.

Siamo tutti sulla stessa barca, ci ha esortato a ricordare, come un mantra salvifico da ripetere costantemente, il Santo Padre Francesco, nessuno si salva da solo, ergo sorprendetemi, riservando al caso di Frasso Telesino, la stessa efficacia funzionale riservata agli altri casi.

Anche a nome dei miei concittadini – conclude Viscusi – vi ribadisco espressamente che soffierò a pieni polmoni, per smuovere la macchina sanitaria”.

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