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Ferrovia Valle Caudina, la lettera: ‘Le stazioni vandalizzate siano riqualificate’

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“La ferrovia della “Valle Caudina”, un secolo di storia, tra i casotti abbandonati e vandalizzati una speranza di riscatto. Parte da Benevento questo viaggio, dove i binari attraversano un imponente anfiteatro, costeggiano il fiume Sabato e le mura longobarde, corrono paralleli alla  Strada Statale  7 bis conosciuta anche come via Nazionale delle Puglie, strada stataleche nasce come diramazione secondaria dell’Appia.

Dopo circa 15 km la statale incontra perpendicolarmente un viale, un limite tra la provincia di Benevento e quella di Avellino.  Un piccolo casotto immerso nel verde, la stazione di Tufara Valle, punto di snodo tra valli, fiumi, conche, comunità montane dell’Irpinia e del Sannio, terre di vini, tartufi, porcini, sacro e  profano e rocce che trasudano storia in ogni loro venatura.

Questa stazione   provvista   di due  binari  passanti, utilizzati per scambi e incroci  si trova su un territorio non solo attraversato dalle due province, ma anche da cinque Comuni.

La ferrovia prosegue poi, attraversando fruttuosi territori verso San Martino  e Montesarchio per poi lanciarsi su un unico binario e qualche altra fermata  fino  a Cancello, snodo tra la provincia di Caserta e il Lazio, ma anche collegamento per Napoli il suo calore e le sue pittoresche bellezze.  

È da qui che parte questa riflessione perché l’incontro fisico delle province e dei comuni, non sia semplice limite, ma innesco di forze. Perché entrando in questa stazione non si percepisce tutto questo, ma solo una rabbia distruttiva che si è scagliata contro ogni cosa. Sembra una competizione tra chi sia stato in grado di infliggere la cicatrice più profonda, il segno maggiormente indelebile.

Parte da questo piccolo casotto frequentato da pendolari e da qualche turista occasionale, in modo  da rendere questa riflessione altrettanto profonda e indelebile. In modo che questi graffiti, queste offese, queste violente parole scagliate sulle mura di questa stazione non siano l’oscurità della disperazione, ma il colore della progettualità.

La Ferrovia Benevento – Cancello – Napoli è un’opera che da circa un secolo rende un importante servizio tra i territori del Sannio, dell’Irpinia del Casertano e dell’area Partenopea. Il traffico viaggiatori è apprezzabile  costituito dalla  maggior parte  da studenti e da  pendolari che dalle province raggiungono il capoluogo per l’attività lavorativa, circa 80 km per poco più di un’ora massima di percorrenza.

Importante rilievo degli ultimi tempi il flusso di turisti che utilizzano il mezzo ferrato per visitare i territori tra Napoli, la Valle Caudina e il Sannio; territori che tra miti, storia e leggende conservano ancora imponenti tracce, sia nelle architetture, che nei riti, che nell’eno-gastronomia.

Le stazioni, più che altro piccoli casotti, che insistono su questo percorso sono potenzialmente un importante punto di contatto, ma necessiterebbero di essere integrate in un progetto di servizi, utile ad impattare il dilagante degrado.

Un’idea discussa è quella di integrare i casotti ferroviari in punti info e di servizi, da servizi navetta a veri e propri sportelli turistici, una vetrina per i tanti qualificati produttori di prodotti tipici o di professionisti del relax e dell’accoglienza.

Potrebbero essere prese in gestione dalle pro-loco, magari con dei consorzi e  micro finanziamenti, garantirebbero così una presenza e un’accoglienza alle diverse tipologie di viaggiatori. Questi, attraverso la semplice osservazione potrebbero inizialmente assicurare un monitoraggio, anche per comprendere le potenzialità dei servizi fruibili.

Per ora restano spazi vuoti ed inutili, solo poche volte presenziati dal personale  di servizio, e sebbene abbiano funzione di biglietteria, non garantiscono né l’acquisizione di titoli di viaggio, né di informazioni di viaggio.

Inoltre non essendo presidiate versano spesso in condizioni di degrado e abbandono dovute ad atti di vandalismo o incuria che interessano dalle sale di aspetto, alle bacheche degli orari, fino ai servizi igienici.

Sicuramente l’istallazione di un sistema di videosorveglianza potrebbe inizialmente essere un deterrente e potrebbe, sebbene marginalmente, garantire una maggiore sicurezza dei luoghi e delle persone, ma un intervento di recupero con una visione a lungo raggio, sarebbe un tentativo per dare lustro ad una ricchezza che ai tempi dell’alta velocità e della globalizzazione è un valore aggiunto, soprattutto se a servizio di un territorio in una posizione tanto strategica e salubre”. (Giuseppe Alessandro Lizza)

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