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Città Spettacolo e Cena in Bianco, lettera aperta di Mancini all’assessore Pasquariello

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“Egregio assessore e vicesindaco a rotazione,
finalmente le sagre intrecciate, le danze di corte, sono iniziate. Il suo compito più arduo, quello di far svolgere ad ogni costo “l’elegante, etica, estetica, educata e ecologica” Cena in Bianco, è stato portato felicemente a buon fine, assumendosi grandi responsabilità e con un brillante gioco di parole, degno del miglior Bartezzaghi.

E’ stato bravissimo e all’altezza della delicatissima missione affidatole. Spetta grande premio per l’abilità mostrata sui molteplici tavoli. Come è sua scienza sono un dipendente degli ex Consorzi. Per questo non posso non evidenziare, a lei e ai cittadini tutti, la vistosissima disparità di trattamento riservata a una trentina di poveri lavoratori mentre si è fatto di tutto, e di più, per venire incontro e favorire i desideri di una sola potentissima persona. Ancora i lavoratori non ci si capacitano come mai l’amministrazione, di cui lei è esponente apicale, non ha ritenuto utile accettare le 60 compostiere che la Regione voleva regalare alla nostra città. Un regalo non si rifiuta mai, dove è finita la buona educazione? Ciò avrebbe consentito a tutti i dipendenti dei Consorzi residenti a Benevento, una trentina, di restarvi per svolgere le mansioni che verranno assegnate nell’ambito del progetto di reinserimento al lavoro della durata di 16 mesi. Dopo sette anni di sofferenze, dovranno andare in giro nell’intera provincia. Per evitare questo stupido e inutile sacrificio ulteriore, bastavano pochissimi minuti. Si doveva solo manifestare, in poche burocratiche righe, interesse per l’iniziativa regionale. Comprensiva anche del pagamento degli stipendi. Quindi un doppio beneficio per il nostro povero Comune. Dissestato, quando si deve onorare il debito di 900mila euro verso i lavoratori del Consorzio Bn1, ma pronto a mettere a disposizione tutto il suo apparato quando bisogna soddisfare le pretese di vanitosa visibilità di qualche potente, a cui non si può dire di no. Una disparità di trattamento non accettabile da ogni punto di vista. Che offende la dignità umana e sociale di tante famiglie! Cosa si pretende oggi, che i lavoratori, vistosamente bistrattati e maltrattati, vengano a ringraziarvi e baciarvi le mani, i piedi e pure qualche altra parte del corpo?

Molti cittadini, appartenenti al mondo di sotto, di cui faccio parte, mi hanno chiesto chiarimenti sulla famosa, ma al tempo stesso misteriosa, Cena in Bianco. Non sono rimasti soddisfatti da ciò che ho esposto. Deve sapere che questi testoni non si accontentano di superficiali illustrazioni. Sono curiosi come comari e vogliono sapere proprio tutto. Dopo che tanto si è prodigato per farla svolgere, dovrebbe completare l’opera e fare opera di verità in favore di quella trasparenza così ben predicata in campagna elettorale. Ciò e assolutamente opportuno, anche per mettere fine a tante dicerie che le solite male lingue, untorelle e diffamatorie, in simili casi si divertono a mettere in giro. Si figuri, che più di una persona sostiene di aver sentito dire, in giro per la città, che per partecipare alla Cena si deve pagare. Invece ho appurato personalmente che ciò non è vero. Ma non sono stato creduto. Altri, testardi, affermano che ciò sia avvenuto nella prima edizione. Lei che appartiene al mondo di mezzo, quello di cui si serve il mondo di sopra per legittimare i propri privilegi e fare i suoi affari, dovrebbe, anche per salvaguardare l’immagine della sua Amministrazione , fare chiarezza su alcuni punti oscuri e/o controversi. E’ vero che i tavoli e le sedie, un numero enorme, li mette a disposizione il Comune? Dove li tiene stipati? Sono a disposizione di tutti i normali cittadini associati, o solo agli appartenenti al mondo di sopra?

Anche sulla tanto contestata Cena in Bianco, vi sono molti equivoci. Non sanno, gli ingenui poveretti, che questa è una cena elegante, mica la scampagnata fuoriporta di pasquetta. Ed essendo tale, di alto lignaggio, è proibito tassativamente utilizzare posate, piatti, bicchieri e bottiglie di plastica, che normalmente utilizzano i rozzi appartenenti allo sfigato popolino. Bisogna sempre distinguersi e in ogni occasione mantenere le distanze di ceto. Che diamine, altrimenti dove andremo a finire, cara signora! Vi sono parti dell’ordinanza non chiare e di dubbia interpretazione, ad esempio, il creativo e portentoso escamotage, la possibilità di portare da casa qualsivoglia oggetto di vetro e contundente, previa assunzione della responsabilità personale, vale solo per permettere alla cena in bianco di potersi svolgere “regolarmente”, o anche per tutte le altre iniziative previste in cartellone? Perché come lei è a conoscenza vi sono zainetti termici che mantengono in temperatura le birrette che tanto amano i giovani e anche qualche antagonista alcolista. Possono costoro portarsi da casa, l’amato liquido, o per loro il medioevale lasciapassare non è contemplato? E i fan di Peppino di Capri, visto l’età molto avanzata, che presuppone molta responsabilità personale, che vorrebbero festeggiare, con un brindisi, il felice incontro con il loro cantante preferito, bevendo il prezioso contenuto dalle classiche e molto spesse bottiglie di Champagne Dom. Perignon, Cristal o Mumm, portate da casa, posso farlo? Domande stupide e/o provocatorie? E il supermercato Decò, molto prossimo al Corso Garibaldi, rientra nella zona rossa del proibizionismo? Si può meglio delineare l’ordinanza pure ai consumatori, perché non tutti hanno ben capito questi confini.

Tutto ciò per non far incorrere ignari e pacifici cittadini nell’infrazione involontaria dei divieti. Gli uomini e donne che lavorano alle dipendenze della polizia municipale, stazioneranno stabilmente nei pressi degli esercizi commerciali ricadenti nella zona rossa del proibizionismo, per far rispettare con rigidità l’ordinanza? Visto che ci siamo, potrebbe chiarire se per partecipare alla prima cena in bianco è stato versato un contributo?”. (Piero Mancini)

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