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POLITICA

Picucci: ‘Vi spiego perché Pepe doveva cadere’

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(di Vittorio Albanes) Un mini terremoto ha scosso la politica beneventana in questi giorni. Il tentativo, fallito, di far cadere il sindaco Fausto Pepe. Loro ci hanno provato. Dopo aver percorso lo stesso cammino per quasi tutti i 5 anni della consiliatura, avendo fatto scelte differenti per le prossime elezioni amministrative, gli ex 5 consiglieri della maggioranza, Oberdan Picucci, Massimo Ficociello, Luigi De Nigris, Antonio Feleppa e Giovanni Quarantiello, lunedì scorso si sono recati dal notaio ed hanno messo nero su bianco la loro sfiducia alla amministrazione Pepe.
 

Un tentativo di porre fine alla consiliatura, ad un mese e mezzo dalla sua normale scadenza, non andato a buon fine, che ha ricordato in parte la sfida numerica lanciata a livello nazionale dai Finiani al governo. Due tentativi partiti probabilmente con la consapevolezza di farcela e finiti poi in una bolla di sapone.
 

Una volta scoperto il tentativo, l’attuale sindato ha puntato il dito contro coloro che, senza mezzi termini, considera dei cospiratori. La scelta fatta, nonostante il fallimento, è però difesa da Oberdan Picucci, al quale ne chiediamo sia senso che tempestività. “Ognuno di noi, – ci dice – a livello personale, ha fatto un esame di coscienza. Da questo è scaturita la volontà di cambiare subito. E’ stata un’inevitabile conseguenza. Con Benevento nel caos serviva una scossa. In questo periodo Pepe sta facendo solo campagna elettorale; non si fanno consigli cittadini da mesi e soprattutto non si pensa a Benevento.”
 

Pepe ha sottilineato come i “traditori” abbiano agito nell’ombra. Nessun sentore, di quanto è poi avvenuto, si sarebbe avuto nei giorni o nei mesi precedenti. Picucci però di vedersi affibbiata questa etichetta non ci sta. “Vorrei ricordare al sindaco Pepe che l’abbiamo sfiduciato in pieno giorno e da un notaio al centro della città. Nella maggiore trasparenza possibile. La nostra distanza dalla maggioranza, inoltre, si era evinta in numerosi consigli comunali. Abbiamo manifestato il nostro disagio sia pubblicamente che in colloqui privati”.
 

I cinque non hanno gradito la gestione della cosa pubblica della attuale amministrazione, nè il progetto per i prossimi cinque anni. “Sono state fatte troppe promesse non mantenute. Penso a tutti quei quartieri ancora degradati, alla mancanza di una piattaforma logistica. Pen non parlare dell’arrivo dell’Unesco, troppe volte ventilato e mai arrivato. Non esiste, inoltre, un progetto che soddisfi le nostre aspettative”.
 

Si sospetta, comunque, che qualcuno sia dietro questa mobilitazione. Che qualcuno ne abbia curato, male, la regia. “Niente di tutto questo. La nostra decisione è stata assolutamente personale. E’ vero anche che è arrivata, perchè abbiamo visto nel progetto di Nardone quello che serve veramente a Benevento. Noi saremo in prima linea e candidati alla consiglio comunale. Non tutti con lo stesso partito, ma con un unico fattore comune: Nardone sindaco. Il Pit è un’aggregazione su base territoriale. Anche se sono più partiti, fatti da persone che in passato hanno avuto una forte contrapposizione, si pensa solo al bene comune; si parla realmente di programma”.
 

La sensazione è che si era sicuri del ribaltone, poi non riuscito. “Non eravamo affatto sicuri. Comunque i numeri c’erano tutti”.
 

Vista come è andata, i conti alla fine non sono tornati. C’è solo da sperare che il coordinamento per realizzare una città migliore sia effettivamente … migliore.

 

Fonte | www.bmagazine.info

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