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Salute

Suicidio Pettorossi, la Rete Sociale lancia la campagna di informazione “No salute mentale a porte chiuse!”

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GUARDA VIDEO “La morte di Paolo Pettorossi avvenuta un mese fa, dopo il ricovero nel Servizio psichiatrico di Diagnosi e Cura a Benevento, trasferito poi nel reparto di Infettivologia dell’ospedale “Rummo” da dove si è lanciato da un finestra, può diventare il caso da cui far partire un processo di cambiamento nel trattamento della malattia mentale che non può avvenire più a a porte chiuse ma deve essere presa in carico da tutto il territorio, con il coinvolgimento di tutti, applicando in pieno le prescrizioni della legge Basaglia.”

E’ quanto emerso dall’incontro con la stampa presso il Cesvob di Benevento, organizzato da la Rete sociale, presieduta da Serena Romano, che nei giorni scorsi è intervenuta sul caso Pettorossi chiedendo chiarezza e più trasparenza su quanto è avvenuto e ricorrendo “come persone bene informate dei fatti” anche alla magistratura.

L’associazione dei familiari dei malati mentali oggi ha lanciato la campagna “No salute mentale a porte chiuse” per informare la popolazione sullo stato dei servizi di salute mentale nel Sannio allo scopo di migliorarne la qualità.

La prima tappa si svolgerà, giovedì 18 febbraio alle 16, presso la Biblioteca provinciale con la presentazione del libro “ E tu slegalo subito: sulla contenzione in psichiatria” di Giovanna Del Giudice, psichiatra che ha lavorato con Basaglia a Trieste e poi all’Asl di Caserta.

La Del Giudice ha raccolto l’esperienza di un malato mentale di Cagliari, Giovanni Casu, per svelare quello che viene definito malfunzionamento sanitario e avviare una riflessione critica collettiva.

Al dibattito a cui è stata invitata la classe politica, parteciperanno oltre all’autrice del libro, anche la presidente dei giuristi democratici di Benevento Maria Teresa Vallefuoco, il direttore della Caritas diocesana di Benevento don Nicola De Blasio e la presidente di Rete Sociale Serena Romano.

La rete sociale ha criticato la mancanza di dialogo con i vertici del dipartimento di Salute Mentale, che, peraltro, ha avviato un indagine interna sul caso Pettorossi ma non cerca colpevoli: “l’obiettivo è solo quello far emergere le inadeguatezze – ha detto la Romano – che esistono nelle strutture psichiatriche sannite e nelle case di cura, che spesso non rispettano i protocolli e determinano una violazione della dignità e dei diritti.”

“Spesso – ha aggiunto – l’SPDC viene utilizzato come discarica di tutti i casi di cui non ci si vuole occupare ed è diventato la soluzione assoluta dopo l’abolizione dei cosiddetti spazi neutri degli H24 dai centri di salute mentale dove il paziente avrebbe contatti con amici e parenti.

La Romano si è poi soffermata, in riferimento alle procedure che vengono attivate nel trattamento sanitario dei malati mentali, anche sulla vicenda della donna suicida avvenuta alla casa di cura di Airola qualche settimana fa.

Le dichiarazioni nel servizio video

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