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CRONACA

Rapine e furti nel Sannio: catturato un 23enne alla frontiera italiana. Farebbe parte della banda di albanesi

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E’ stato arrestato nella notte a Tarvisio, in provincia di Udine, mentre viaggiava su un treno proveniente da Vienna e diretto a Roma. E’ finita così la fuga del 23enne Ervin Jakimi, cittadino senza fissa dimora e di origini albanesi, ritenuto responsabile di alcune rapine consumate nei mesi scorsi in alcune abitazioni del Sannio.

Il giovane era destinatario di due ordinanze di custodia cautelare in carcere per rapina pluriaggravata, detenzione illegale di armi ed altro, emessi nei suoi confronti dal G.I.P. del Tribunale di Benevento e dal G.I.P. del Tribunale di Avellino.

Il 23enne sarebbe uno degli autori dei colpi messi a segno il 18 luglio a Castelvenere, il 21 agosto a Solopaca, il 26 agosto a Torrecuso e il giorno seguente a Monteforte Irpino.

Jakimi, durante un normale controllo del passaporto, è stato fermato al posto di frontiera con l’Italia, su segnalazione dei carabinieri di Benevento, che avevano diramato le sue ricerche in campo nazionale e, dopo essere stato arrestato, è stato tradotto presso il carcere di Tolmezzo, sempre in provincia di Udine, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria beneventana e irpina.

Nei confronti del 23enne albanese e dei suoi complici, la task-force investigativa dei Carabinieri, composta dai militari del Reparto Operativo e dei Nuclei Operativi delle Compagnie di Cerreto Sannita e Montesarchio, aveva raccolto una serie di elementi di colpevolezza oggettivi, tali da consentire l’emissione, da parte dell’Autorità Giudiziaria, dei due provvedimenti restrittivi in questione.

Salgono così a cinque le persone arrestate in totale dai militari. Come si ricorderà gli altri complici sono nell’ordine: Ardit Jakimi bloccato a Casoria il 18 settembre scorso; Xheta Miftar a San Marcellino (CE) il 23 settembre; Leka Vangjel a Bari il 27 ottobre, mentre rientrava dall’Albania; Geca Mamhur, arrestato il 7 novembre scorso sempre a Tarvisio.

La tecnica utilizzata dalla banda, come si ricorderà, era sempre la stessa: i banditi, armati di pistola, fucili e bastone – generalmente tre o quattro -, entravano nelle abitazioni, approfittando del fatto che durante la stagione estiva le vittime erano solite lasciare le finestre e le porte aperte. Dopo aver rinchiuso le vittime in una stanza, sotto la minaccia delle armi, si facevano consegnare oggetti in oro e contanti e poi si dileguavano a bordo di uno o più veicoli appositamente rubati qualche giorno prima. 

Sia a Cardito che a Caivano, comuni a ridosso dell’hinterland napoletano, infatti, gli investigatori avevano rinvenuto due delle autovetture utilizzate dai rapinatori: un’Alfa Romeo 159, usata dai malviventi per compiere la rapina, avvenuta il 22 agosto scorso in Sant’Agata dei Goti, nonché una Fiat Panda, utilizzata dai banditi per la rapina del 21 agosto, a Solopaca, a bordo delle quali furono trovate diverse tracce utili per individuare i malviventi e alcune armi trafugate durante le rapine di Solopaca e Torrecuso, abbandonate dai banditi.

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