CULTURA
BSFFA, il cinema incontra la letteratura: da Omero a Joyce, da Sofia Coppola a Guillermo Del Toro. Il viaggionnella conoscenza attraverso lo sguardo
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Si può conoscere il mondo attraverso lo sguardo? E quanto il cinema e la letteratura contribuiscono a trasformare il nostro modo di interpretare la realtà, gli altri e noi stessi? Da questi interrogativi ha preso forma “Oἶδα – Io so perché ho visto. Cinema e letteratura aprono lo sguardo sul mondo”, il talk cine-letterario curato da Roberta Di Brigida, nell’ambito della XVIII edizione del Benevento Social Film Festival ArTelesia, ospitato al Teatro Comunale Vittorio Emmanuele di Benevento, in collaborazione con Ilibridirobi.
Un percorso culturale che ha attraversato epoche, linguaggi e generi, mettendo in dialogo opere letterarie e trasposizioni cinematografiche attraverso un format partecipativo, costruito sul confronto con il pubblico.
Il filo conduttore dell’incontro è stato il rapporto tra visione e conoscenza, racchiuso nel titolo Oἶδα, espressione che richiama il legame tra l’aver visto e il sapere. Una prospettiva che ha consentito di esplorare il tema dell’eroe, centrale nell’edizione 2026 del Festival, non soltanto attraverso le sue imprese, ma soprattutto mediante il viaggio, la trasformazione e la scoperta della propria identità.
Il percorso è partito dall’Odissea di Omero, archetipo del viaggio eroico nella letteratura occidentale, per arrivare alle riletture moderne del mito e alla figura dell’antieroe. Dall’Ulisse omerico a quello di James Joyce, il viaggio si trasforma progressivamente da attraversamento geografico a esplorazione della coscienza: non soltanto la scoperta di luoghi e mondi sconosciuti, ma anche un itinerario nella propria interiorità.
Il confronto tra cinema e letteratura è proseguito attraverso l’universo visivo di Sofia Coppola, con particolare attenzione a Marie Antoinette, film che nel 2026 celebra vent’anni dalla sua uscita. L’opera è stata analizzata attraverso il suo linguaggio estetico, il rapporto tra ricostruzione storica e sensibilità contemporanea e la capacità della regista di raccontare il mondo interiore dei personaggi. Un’attenzione particolare è stata dedicata anche all’immaginario visivo di Coppola, ai materiali d’archivio e al dialogo tra cinema, moda e rappresentazione culturale, con riferimenti alla mostra dedicata a Marie Antoinette a Versailles.
Spazio anche alla letteratura meno convenzionale e alle sue possibilità di reinterpretazione attraverso l’animazione, con “La metafisica dei tubi” di Amélie Nothomb, opera alla base del film d’animazione La piccola Amélie, presentato al Festival di Cannes. Un racconto che affronta la nascita della coscienza, la scoperta del mondo e la costruzione dell’identità attraverso lo sguardo dell’infanzia.
Il dialogo ha attraversato anche il romanzo di Jane Austen, con Ragione e sentimento, mettendo a confronto la scrittura letteraria e la sua traduzione cinematografica, tra emozioni, convenzioni sociali e rappresentazione dei rapporti umani.
Tra gli esempi più significativi del rapporto tra opera originale e reinterpretazione contemporanea, “Frankenstein” di Mary Shelley, riletto attraverso il cinema di Guillermo del Toro. La riflessione ha riguardato la distanza tra il romanzo e la visione del regista, il tema della creatura e del suo bisogno di riconoscimento, l’accettazione di sé e il rapporto tra esteriorità e mondo interiore. Particolare attenzione è stata dedicata alle scelte visive con cui del Toro restituisce una nuova identità alla creatura, anche attraverso l’assenza delle tradizionali cuciture a vista.
A chiudere idealmente il percorso, Sylvia Plath e “La campana di vetro”, romanzo che apre una riflessione sulla percezione di sé, sulla fragilità e sulle possibilità del linguaggio cinematografico di rappresentare la dimensione psicologica e introspettiva.
Ogni tappa dell’incontro è stata accompagnata dal confronto tra riferimenti cinematografici e passi delle opere letterarie, dando vita a un format dialogico nel quale la partecipazione della sala ha contribuito a sviluppare le diverse interpretazioni.
Dall’eroe classico all’antieroe moderno, dalle figure femminili della letteratura alle creature ai margini della società, il talk ha mostrato come cinema e libri possano diventare strumenti complementari di conoscenza.
Guardare, leggere, interpretare: tre azioni che permettono di attraversare storie e immaginari, ma soprattutto di interrogare il proprio modo di stare nel mondo. È questa la prospettiva emersa dall’incontro curato da Roberta Di Brigida, che ha arricchito il programma di ArTelesia con un dialogo tra cinema, letteratura e riflessione culturale, confermando il valore del Festival come spazio di confronto tra linguaggi artistici e generazioni.




