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Caio Mussolini presenta il suo libro in città, l’ANPI: “Narrazione apologetica della dittatura”
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“Caio Mussolini, pronipote di Benito Mussolini e già candidato di Fratelli d’Italia alle elezioni europee, ha presentato a Benevento un libro in cui pretende di raccontare «un’altra storia» del fascismo. L’ANPI non contesta la sua presenza e, come sempre, difende la libertà di espressione: è stato proprio grazie ai partigiani se oggi anche chi parla in termini positivi del regime fascista può liberamente pubblicare e presentare libri”. Così in una nota la sezione sannita dell’ANPI
“Meno accettabile è che il Comune abbia concesso il patrocinio morale alla presentazione e consentito di svolgerla in uno dei luoghi più prestigiosi della città, quale il Palazzo Paolo V: d’accordo che la democrazia, nata dalla Resistenza, deve garantire libertà a tutti, ma patrocinare un libro che elogia la dittatura (cioè proprio chi la libertà ha negato) è incomprensibile. Proporre una narrazione apologetica della dittatura fascista non è un atto neutro: significa essere disposti a riproporre le politiche del regime, sia pure in forma diversa e adattata al XXI secolo.
Naturalmente, per rivalutare il fascismo bisogna costruire una narrazione falsa: gli storici hanno ampiamente dimostrato come la dittatura fu una catastrofe per tutto il Paese; la narrazione «positiva» può piacere solo a coloro che ignorano la realtà del ventennio fascista. A Benevento, però, la storia del fascismo la conosciamo bene e non avvertiamo la necessità di ascoltare la narrazione proposta da chi rimpiange quel «duce» che portò l’Italia alla catastrofe.
La nostra città sperimentò, come tutto il Paese, la tragedia della dittatura. È appena il caso di ricordare che durante il regime fascista i beneventani furono privati di qualsiasi libertà (altro che presentare libri in prestigiose sedi istituzionali!), furono obbligati per venti anni a sottomettersi ai soprusi e alle ruberie dei gerarchi locali, in alcuni casi talmente gravi da suscitare la reazione delle istituzioni fasciste nazionali; che durante la guerra furono ridotti alla fame e costretti a subire la vergogna della complicità nei crimini del nazismo.
A Benevento, infine, la dittatura provocò la devastazione pressoché completa del centro urbano, distrutto dai bombardamenti nella guerra che Mussolini aveva voluto: il «duce» era stato pregato dai governi dei Paesi alleati, e persino dai settori più ragionevoli del regime fascista, di tenere fuori l’Italia dal conflitto (un fatto in genere taciuto nelle narrazioni apologetiche), ma trascinò ugualmente il Paese nella catastrofe, sulla base di una malsana mania di potenza. Il fascismo nel 1922 conquistò una città in condizioni di relativa prosperità e la ridusse a un cumulo di macerie. Non esiste nessun’altra storia”, conclude l’ANPI.

