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ECONOMIA

Dal Sannio a New York, dalla moda al food: il ‘sogno americano’ di Luca Infantino che ha conquistato gli States con il ‘Made in Italy’

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Da Benevento al cuore pulsante di Manhattan. Dalle aule dell’Università del Sannio ai grattacieli dell’alta moda, fino al profumo di caffè e cornetti che si mescola all’aria dell’Hudson. La storia di Luca Infantino, giovane professionista beneventano, è una di quelle che raccontano la forza dei sogni e il coraggio di inseguirli fino in fondo.

Oggi vive a Weehawken, nel New Jersey, dove il suo brand Alessio’s Café è diventato un punto di riferimento per gli amanti dell’autentico gusto italiano. Ma la sua avventura americana comincia molto prima, nel 2004, quando – durante la sua prima visita nella Grande Mela – fece una promessa a sé stesso: “Un giorno vivrò e lavorerò qui.”

Da quel momento ogni scelta, accademica e professionale, è stata orientata a trasformare quella visione in realtà. Laureatosi all’Università del Sannio, Luca parte per gli Stati Uniti e muove i primi passi in uno dei marchi simbolo del lusso sartoriale italiano: Kiton. Lì, in pochi anni, arriva a ricoprire il ruolo di Chief Financial Officer per gli Stati Uniti, contribuendo – come racconta lui stesso – al raddoppio del business retail e del fatturato dell’azienda nel mercato americano.

“Alla Kiton devo tanto”, dice. “Hanno creduto in me e mi hanno dato fiducia fin da subito. Ho imparato il valore del dettaglio, della qualità e dell’eccellenza. Sono le stesse lezioni che oggi porto nel mio lavoro.”

Dopo Kiton, Luca prosegue la sua carriera nel settore alimentare, entrando in Ferrarini, altro storico marchio del Made in Italy. Parallelamente, però, coltiva un’altra passione con la moglie – quella per il cibo e l’ospitalità – che lo riporta alle sue radici: la convivialità tutta italiana.

La nascita di Alessio’s Café: un sogno, un nome, una promessa

Nel 2020, proprio alla vigilia della pandemia, Luca apre il primo Alessio’s Café a Hoboken, dedicandolo al figlio. “Non volevo solo un bar”, racconta. “Volevo creare un luogo dove la gente si sentisse a casa, dove il cibo potesse diventare un modo per costruire legami.”

Il debutto arriva due settimane prima del lockdown: “Mi è caduto il mondo addosso”, confessa. “Non ho dormito per mesi per la paura di perdere tutto. Ma la resilienza, quella che abbiamo noi beneventani, mi ha salvato. Ho stretto i denti e siamo andati avanti, un giorno alla volta.”

Quella forza lo ha portato lontano. In cinque anni, Alessio’s è diventato un piccolo impero della qualità italiana nel New Jersey: due bar, un ristorante, un mercato gourmet, due chioschi stagionali e – dallo scorso 23 ottobre – una nuova apertura sul waterfront di Weehawken, al 1525 di Harbor Boulevard, all’interno di The Reserve at Estuary.

Il nuovo locale, di circa 200 metri quadrati, guarda Manhattan dritto negli occhi. Linee moderne, materiali naturali, una terrazza che si apre sullo skyline e un menù che parla la lingua dell’Italia: caffè artigianale, dolci, pizze, panini, pasta, insalate e prodotti d’eccellenza arrivati direttamente dal Bel Paese.

“Quella di Harbor Boulevard è una tappa speciale”, spiega Luca. “È qui che ho vissuto i miei primi anni americani. Tornarci con un progetto così è come chiudere un cerchio.”

Un brand con l’anima

Oggi Alessio’s dà lavoro a quasi 50 persone e continua a crescere senza l’aiuto di investitori. “Solo due spalle forti, tanta passione e collaboratori straordinari,” dice Luca, sorridendo. “Lavoriamo per aprire un locale di proprietà all’anno. Il prossimo arriverà nella primavera del 2026.”

Ma Alessio’s non è solo business. Il marchio si distingue anche per il suo impegno sociale: con il programma “Sandwich for a Cause”, parte dei ricavi di alcuni piatti viene devoluta a progetti locali, scuole e associazioni del territorio. “Siamo un’attività radicata nella comunità”, sottolinea Luca. “Un luogo dove tutti si sentono a casa, dove ci si riconosce nei valori della condivisione e della solidarietà.”

Le radici nel Sannio e lo sguardo al futuro

Parlando del Sannio, Infantino mette in evidenza uno dei problemi che attanagliano la nostra tetta: lo spopolamento delle aree interne. “È un fenomeno globale, irreversibile, ma serve una visione. Il lavoro da fare è a livello macroeconomico con politiche di programmazione mirate, i cui risultati si vedranno dopo una generazione”. Tanta l’amarezza anche per le poche opportunità che offre l’Italia e per la conseguente fuga di cervelli: “Il Bel Paese è indietro di 30 anni nella cultura del lavoro e nelle opportunità. Gli altri galoppano, l’Italia è ferma al finto benessere degli anni ‘90. Io l’ho vissuto sulla mia pelle prima di prendere la strada per l’estero. E’ un peccato, fa male al cuore”. 

E ai giovani sanniti che sognano il proprio futuro, in Italia o altrove, lancia un messaggio semplice e diretto: “Coraggio, determinazione e fede in sé stessi. Non mollate mai. Ogni sacrificio, se fatto con passione, prima o poi trova la sua ricompensa.”

Oggi, mentre sorseggia un espresso guardando l’Hudson, Luca Infantino sa di aver tenuto fede alla promessa fatta vent’anni fa. Ma non si sente arrivato. “Chi vivrà vedrà,” sorride. “Per ora continuiamo a costruire, senza perdere la bussola. Con i piedi ben saldi a terra e il cuore, sempre, rivolto verso casa.”

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