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In Senato citata Futuridea come esempio per lo sviluppo di progetti sull’energia rinnovabile

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Ieri al Senato della Repubblica 30 Sindaci, in rappresentanza di 223 Sindaci per la Transizione Energetica, hanno presentato un documento/appello ai colleghi, ai parlamentari ed ai cittadini ribadendo con forza che sono a favore delle energie rinnovabili ma chiedono più poteri in merito alla decisione sulla localizzazione di impianti di energia rinnovabile.

Presente all’incontro anche Maria Beatrice Fucci, in rappresentanza di Futuridea che nel corso della Conferenza in Senato è stata più volte chiamata in causa come esempio da seguire poiché sta sviluppando progetti importanti sulle energie rinnovabili e la valorizzazione del paesaggio e anche con il supporto tecnico di Egidio Cappella di MapSat.

E’ stato evidenziato infatti che le nuove forme di energia verde, in particolare le risorse solari (fotovoltaico, agrivoltaico) ed eoliche costituiscono un’importante risorsa per la tutela dell’ambiente globale, rappresentano al tempo stesso una sfida alla capacità di integrazione e tutela del paesaggio italiano, così fortemente “storicizzato”, a causa della forte presenza “visiva” degli elementi tecnologici che caratterizzano questi impianti di produzione energetica.

Occorre quindi pensare ad una convivenza armoniosa di questi due elementi, stabilendo una serie di principi che consentano di tutelare il segno della storia sull’ambiente e al tempo stesso consentire la ricaduta positiva del progresso tecnologico dell’energia “verde”, salvaguardando il passato per guardare al futuro.

La transizione energetica si è purtroppo avviata in Italia con i peggiori auspici, impedendo alle comunità locali di incidere con cognizione di causa sull’ubicazione degli impianti per la produzione di energia rinnovabile. Un processo così importante e delicato deve essere incardinato dentro percorsi politici e democratici condivisi con la popolazione che non può subirne supinamente le conseguenze anche gravi e non può essere attuato in palese violazione del dettato costituzionale, che grazie al rinnovato articolo 9 della Carta fondamentale, tutela il paesaggio, gli ecosistemi e la biodiversità anche nell’interesse delle future generazioni.

Le leggi emanate in materia energetica vanno ripensate e riformate perché di fatto stanno favorendo un settore economico privato in grandissimo fermento per i grandi guadagni realizzabili con bassi rischi d’impresa vista la notevole mole di incentivi pubblici ricadenti sulle bollette elettriche dei cittadini e sulla fiscalità generale.

In un Far West senza programmazione pubblica sono stati presentati 6000 (seimila!) progetti per grandi ed impattanti impianti industriali di produzione di energia rinnovabile, per una capacità elettrica di oltre 5 volte i già ambiziosi traguardi del green deal, spesso senza nessun riguardo per gli aspetti ambientali tutelati, in contrasto, se non in antitesi, con la vocazionalità dei territori interessati. Progetti che vanno a deprimere e demolire le filiere produttive locali, frutto di decennali investimenti e impegni organizzativi che non possono essere spazzati via insieme al lavoro che garantiscono, principale freno ad un pericoloso e desertificante spopolamento.

Tutti gli amministratori, interpretando la volontà del tessuto sociale dei luoghi, hanno chiesto che la produzione e la distribuzione dell’energia ridiventino un servizio pubblico essenziale con progettazione e programmazione degli impianti gestiti in maniera trasparente, evitando frenetiche rincorse speculative di aziende private che agiscono in nome dei propri profitti non conoscendo o trascurando la specificità dei luoghi e delle terre agricole o naturali che non possono essere considerate res nullius.

Solo enti pubblici collettivi potranno dedicarsi all’indispensabile passaggio dalle fonti fossili alle rinnovabili con interventi finalizzati alla riduzione degli sprechi energetici e all’utilizzazione in via primaria di tetti industriali, commerciali e civili insieme ai suoli e alle aree già consumate, molto abbondanti in tutta la nazione, per l’ubicazione degli impianti industriali FER senza ulteriore consumo di suolo.

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