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ECONOMIA

Industria, Lampugnale (PI Confindustria) lancia l’allarme: ‘Così investimenti fermi per due anni’

L'imprenditore sannita, vicepresidente nazionale PI Confindustria, è stato intervistato da 'La Stampa'

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Gli investimenti dell’industria resteranno fermi per due anni. Così la transazione è impossibile”. E’ il grido d’allarme lanciato da Pasquale Lampugnale, imprenditore beneventano e presidente di Piccola Industria Campania, intervistato da ‘La Stampa’.

Non si annunciano prospettive favorevoli, dunque, per l’economia del nostro Paese. A dirlo i numeri del Centro Studi di Confindustria: “Per il 2023 prevediamo una crescita zero degli investimenti  industriali in Italia e nel 2024 un -0,1%” – ha spiegato Lampugnale che ha pure individuato in diversi fattori le cause del rallentamento: “La frenata del Pil, l’inflazione e i tassi della Bce che sono saliti al 4,5”. Il problema grande, però, nasce “dalla contrazione del credito bancario, proprio in un momento in cui le imprese dovrebbero investire di più nella transizione digitale e in quella economica”.

C’è da preoccuparsi, insomma. Anche perché dal governo non arrivano ancora le risposte attese: “Nella Manovra per le imprese non c’è quasi nulla” – chiarisce l’esponente sannita della Confindustria. “Tutto l’aiuto che può essere dato alle aziende per la transizione 5.0 viene rinviato al Pnrr e al piano Repowering Eu che, però, sono in via di rimodulazione e dunque tarderanno”. E poi c’è il mancato rinnovo del dispositivo dell’Ace che detassava una parte del reddito delle aziende destinato a rafforzare il patrimonio: “Parliamo di una misura da 4,7 miliardi di euro e che si è rivelata efficace per dieci anni perché facilitava gli investimenti delle banche”.

Della manovra del governo, in sintesi, Lampugnale salva soltanto i tagli al cuneo fiscale – “che sostengono le famiglie e la loro capacità di spesa”  – e il credito d’imposta per gli investimenti delle aziende nel Mezzogiorno: “Ma vale solo per il 2024 e noi ci aspettavamo un orizzonte temporale più ampio perché difficilmente le imprese investono ragionando su un solo anno”.

Non è mancato, infine, nel confronto tra l’imprenditore beneventano, titolare della Sidersan e l’autorevole quotidiano torinese un passaggio sulla situazione della Campania: “Soffriamo di un’insufficienza di infrastrutture fisiche e digitali. E appare difficile ragionare di Industria 5.0 se manca pure la banda larga”. Quanto all’accesso al credito, la situazione è uguale al resto d’Italia se non peggiore: “C’è stata una forte riduzione dei crediti deteriorati”.

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