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ECONOMIA

Tari 2022, Benevento quarta città più cara d’Italia. Per il 2023 attesa una riduzione

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Tra il 2018 e il 2022, ovvero in 5 anni, la Tassa sui Rifiuti (TARI), è aumentata mediamente del 7,7%, mentre nell’ultimo anno, rispetto al 2021, l’aumento è stato pari allo 3,7%. Tra il 2021 e il 2022 sono 65 le città capoluogo di provincia che hanno aumentato la tassa.

In valori assoluti – spiega Ivana Veronese, Segretaria Confederale UIL– le famiglie italiane hanno versato nel 2022, per la tariffa rifiuti, 325 euro medi, a fronte dei 313 euro del 2021 e dei 301 euro versati nel 2018. È quanto scaturito dallo studio del Servizio Lavoro Coesione e Territorio UIL che ha elaborato i costi in 107 città capoluogo di provincia.

Nello specifico, Benevento rientra – come già accade da anni – nella top ten dei capoluoghi di provincia con la tassazione più elevata. Il costo maggiore si registra a Pisa con 519 euro medi l’anno a famiglia; a Brindisi si versano 518 euro; a Genova 489 euro; a Benevento 481 euro; a Messina 476 euro; Catania 475 euro; a Siracusa 472 euro; ad Agrigento 471 euro; a Taranto 459 euro e a Trapani 457 euro.

Il campione si riferisce ad una famiglia composta da quattro componenti con una casa di 80 mq e reddito ISEE di 25 mila euro. Nelle città in cui è in vigore la tariffa puntuale (TARIP/TARIC) si è fatto riferimento agli “svuotamenti minimi” e le tariffe sono comprensive dell’IVA 10%. La TARI è comprensiva del tributo provinciale ambientale (TEFA).

Intanto, le nuove tariffe saranno approvate nel corso del prossimo Consiglio comunale del capoluogo. All’ordine del giorno ci sono la modifica e integrazione del regolamento per la disciplina della tassa sui rifiuti e l’ok all’importo per l’imposta per l’anno 2023. Secondo quanto dichiarato nei mesi scorsi dall’assessore alle Finanze di Palazzo Mosti, Maria Carmela Serluca, la Tari dovrebbe essere un po’ meno pesante. E questo a fronte di un costo del servizio invariato rispetto al passato. “Ma abbiamo recuperato risorse grazie alla lotta all’evasione”, aveva commentato l’esponente della giunta Mastella.

Altra novità riguarda il pagamento: “Le tre rate saranno maggiormente distanziate, questo per non accavallare la scadenza Tari con l’Imu”. Tornando alle riduzioni, l’esponente dell’esecutivo di palazzo Mosti spiega che “sono state distribuite equamente su tutta l’utenza”. E qualcosa cambierà anche per le utenze non-domestiche, in particolare per agriturismi e bed and breakfast.

Si paga decisamente meno, invece, a Belluno 169 euro l’anno a famiglia; a Novara 174 euro; ad Ascoli Piceno 181 euro; a Macerata 182 euro; a Pordenone 186 euro; a Brescia 187 euro; a Trento 189 euro; a Firenze 194 euro; a Vercelli 197 euro e a Udine 204 euro.

“Dai dati scaturiti dallo studio – spiega la Uil -, si evince che non c’è soltanto il tema dal caro bollette elettriche e del gas che pesano sui consumi delle abitazioni, ma anche il tema delle tariffe della raccolta dei rifiuti solidi urbani. Tariffe che pesano sul bilancio delle famiglie, soprattutto nel Mezzogiorno, dal momento che tra le prime dieci città dove la Tari è più alta, otto sono ubicate in quest’area del Paese. Rimane intatto il tema dell’efficienza e dell’efficacia del servizio che ha bisogno di investimenti nelle infrastrutture inerenti al ciclo integrato dei rifiuti. A tal fine -conclude la Segretaria della UIL – vanno accelerati gli investimenti del PNRR e dei fondi della coesione europei e nazionali che riguardano il ciclo integrato dei rifiuti”.

Antonio Lampugnale

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