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Puc e vincoli urbanistici, la riflessione dell’avvocato Luca Coletta

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“Il recente intervento di Fausto Pepe sulle questioni urbanistiche pone l’attenzione sul delicato problema della decadenza dei vincoli espropriativi, paventando che l’approccio dell’attuale amministrazione conduca ad altro inutile consumo di suolo e al correlato ulteriore sacrificio di spazi pubblici. Leggendo attentamente le delibere di giunta recanti le linee d’indirizzo per la redazione della Variante Generale al PUC, si scorge tra le righe – invero con non poca fatica, atteso il lessico contorto e la sintassi impervia – l’idea che, dando per assodata la decadenza generalizzata dei vincoli, le istanze dei privati volte alla riclassificazione urbanistica conducano inevitabilmente a una ritipizzazione edificatoria, residenziale o commerciale delle aree interessate”. Così in una nota l’avvocato Luca Coletta.

“A sostegno – scrive – si citano le circostanze della sistematica soccombenza del Comune in sede giudiziaria e le procedure amministrative sostitutive a mezzo commissario ad acta. Le cose tuttavia non stanno esattamente così. In effetti il vigente PUC e le relative NTA, nel disciplinare il sistema degli spazi destinati a funzioni d’interesse collettivo (aree F1z, F2z e F3, es. parcheggi, giardini, impianti per il gioco, sport, attrezzature sociali, religiose, scolastiche, ammnistrative, sanitarie, per mercati rionali, spazi all’aperto o di uso pubblico e così via), prevedono chiaramente la possibilità d’intervento dei privati. Il che esclude il carattere espropriativo del vincolo – tale da azzerare lo ius edificandi –, qualificandolo invece come conformativo, cioè limitativo o regolativo dello ius edificandi, al pari delle previsioni urbanistiche in generale e pertanto non soggetto a decadenza.

La sentenza del Tar Campania (n. 6498/2020) citata da Pepe ha ritenuto correttamente, sulla base di norme note e principi giurisprudenziali consolidati – scrive ancora il legale -, che nel caso specifico la destinazione F3 – parcheggio “a iniziativa pubblica o privata” dell’area – non costituisse vincolo espropriativo, dal momento che lo stesso PUC contempla la possibilità di realizzazione anche a opera del privato. Si legge nella sentenza: ‘in riferimento al vincolo destinato a parcheggio, il Collegio ritiene di condividere e di fare propria la maggioritaria giurisprudenza amministrativa secondo cui sfuggono allo schema ablatorio, con le connesse garanzie costituzionali in termini di alternatività fra indennizzo e durata predefinita, i vincoli di destinazione imposti dal piano regolatore per attrezzature e servizi realizzabili anche ad iniziativa privata o promiscua, in regime di economia di mercato, anche se accompagnati da strumenti di convenzionamento, come ad esempio parcheggi o impianti sportivi’. Viceversa, il Tar ha accolto il ricorso per la parte afferente il silenzio del Comune sull’istanza di riclassificazione del fondo destinato a pubblica viabilità – gravato perciò da vincolo espropriativo soggetto a decadenza -, con conseguente obbligo per il Comune di procedere alla sua riqualificazione urbanistica. La pronunzia è allora utile per ritenere che le istanze di riclassificazione andavano e vanno tuttora esaminate attentamente una per una – preferibilmente col conforto del Settore Legale -, onde verificare innanzitutto se il vincolo sia espropriativo o no e quindi, in caso di risposta affermativa, valutare la nuova destinazione da dare all’area interessata a mezzo Variante puntuale o parziale. Destinazione che non è affatto detto debba essere necessariamente quella edificatoria di tipo residenziale, commerciale o produttiva, richiesta o desiderata al privato.

Sotto tale profilo è utile evidenziare che il Tar, chiamato a valutare l’illegittimità dell’inerzia o silenzio del Comune sulle istanze di riclassificazione – scrive ancora Coletta -, non si pronunzia sul “come” della riclassificazione medesima, essendo questa espressione del potere pianificatorio, caratterizzato da ampia discrezionalità. Del pari, nella procedura amministrativa di nomina del commissario ad acta, quest’ultimo si avvale degli uffici comunali, in particolare del settore Urbanistica, che ben possono valutare innanzitutto il carattere espropriativo o meno del vincolo.

In definitiva – sia per svolgere al meglio il proprio ruolo sia in vista della partecipazione alla città del redigendo preliminare di Variante Generale, con successiva pubblicazione volta a consentire la presentazione di osservazioni e passaggio in Consiglio Comunale per l’adozione -, ben potrebbero i consiglieri d’opposizione fare un salto in via del Pomerio – conclude –  e farsi dare tutte le carte, onde verificare lo stato dell’arte di ogni singola istanza”.

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