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Comune di Benevento

Scuola, Mastella e Del Prete rispondono alle famiglie: “La nostra attenzione non è mai calata”

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“Condividiamo le preoccupazioni e le legittime istanze poste, a nome di tanti altri genitori, dalle due mamme avvocato, che chiedono alle autorità politiche nazionali ed a quelle locali di prendere a cuore la questione relativa alla chiusura delle scuole, soprattutto per i più piccoli”. Così in una nota congiunta il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, e l’assessore all’Istruzione, Rossella Del Prete.

“Come più volte abbiamo riferito – spiegano -, negli ultimi mesi c’è stata una grande profusione di energie e di attenzioni nei confronti delle scuole, in particolare, per quelle di pertinenza comunale, verso le scuole dell’infanzia, della primaria e delle medie inferiori. Sappiamo tutti molto bene quanto sia necessario per i nostri bambini vivere in sicurezza, con serenità e proficuità la vita scolastica. E l’intera amministrazione comunale ha lavorato fino ad oggi, fianco a fianco alle istituzioni scolastiche ed a quelle sanitarie, affinché le scuole potessero essere riaperte agli alunni in piena sicurezza e continuerà a farlo, senza interruzione.

La decisione regionale di prolungarne la nuova improvvisa chiusura potrebbe aver dato ad alcuni la sensazione di aver vanificato gli sforzi compiuti fino ad oggi – sottolineano -. Non è così. Si tratta di un provvedimento scaturito da una nuova grande emergenza sanitaria e supportato da un ampio confronto tra le posizioni di più attori istituzionali e sociali, genitori compresi, a dimostrazione del fatto che l’attenzione alla scuola è enorme da parte di tutti. Contro un nemico invisibile, così tanto insidioso, dobbiamo necessariamente essere uniti ed intensificare le uniche azioni possibili: quelle previste dall’ultimo DPCM del premier Conte e quelle, solo apparentemente più rigide del presidente De Luca. Dobbiamo fidarci di chi ha la responsabilità complessiva dei nostri territori, di chi ha veramente il polso delle criticità che sta ponendo la nuova ondata di pandemia. Lo sapevamo tutti che ci sarebbe stata una seconda ondata, eravamo stati avvertiti sin dal primo lockdown, ma il rallentamento della carica virale del virus, durante il periodo estivo, insieme al bisogno di tutti noi di scrollarci di dosso limitazioni e preoccupazioni, ce lo ha fatto dimenticare, sebbene le raccomandazioni del Governo e ancor più della Regione Campania non siano mai mancate.

Ora – aggiungono -, da quello che ci dicono gli esperti, l’andamento epidemiologico è in forte aumento, ed è dunque fortemente consigliato un lockdown che, se non viene indicato a chiare lettere “totale”, come disposizione autoritaria né dal Governo né dalla Regione, per le ragioni che ben conosciamo e che, forse, poco hanno a che fare con il diritto alla salute, ma molto più con logiche economiche e di mercato, dovrà essere un lockdown “individuale”. Perché è questo che leggiamo tra le righe dell’ultimo DPCM del Governo Conte, in cui si susseguono più “raccomandazioni” che “divieti”. Al momento, in questi che sono i mesi più complicati, anche per la diffusione dell’influenza, non abbiamo altre armi per combattere il virus: occorrono norme igieniche e comportamentali molto rigorose, distanziamento e una grande fiducia nelle istituzioni e in coloro che hanno grandi responsabilità su tutta la popolazione e che, se giungono a decisioni drastiche, non condivise, decisamente impopolari (soprattutto per chi vive di consenso politico), sono giustificate da dati scientifici e aggiornamenti specialistici non sempre alla portata di tutti noi.

Le nostre scuole sarebbero sicure – scrivono ancora -, ma la proliferazione dei contagi, che pure si è verificata, scoperta a giorni alterni nelle singole classi, è un dettaglio da non trascurare: quei contagi sono certamente arrivati dall’esterno, riscontrati all’interno delle scuole, dove vige un serrato controllo, ma, al tempo stesso, sono usciti di nuovo verso l’esterno, entrando nelle case dei singoli alunni o dei singoli docenti, e così via. Dunque, per quanto necessarie e per quanto attrezzate a “controllare” i contagi, anche le scuole, come i teatri, le palestre, i ristoranti e tanti altri spazi di aggregazione, possono contribuire alla diffusione del virus.

La nostra attenzione nei confronti della scuola, soprattutto di quella dei più piccoli, non è mai calata – conclude -, ma se l’Unità di Crisi Regionale rileva dati epidemiologici estremamente preoccupanti, non possiamo che adeguarci alle disposizioni che ne seguono, cercando di gestire al meglio questo tempo “vuoto” imposto dalla sospensione delle attività scolastiche, culturali, sportive e tante altre. Lo abbiamo fatto da marzo a maggio scorso, dobbiamo assolutamente, con pazienza, coscienza e responsabilità, affrontare anche questo nuovo periodo di criticità”.

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