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Inchesta depuratori: ‘Ennesima prova che sull’acqua non si può fare profitto. Serve referendum’

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“Rispettiamo la presunzione d’innocenza garantita dalla costituzione, ma rivolgiamo a tutti i cittadini del Sannio questa domanda: avete ancora fiducia nella gestione privatistica del Servizio idrico integrato? All’amministrazione Mastella, invece, chiediamo in che modo ha esercitato sino ad oggi l’azione di controllo sulla gestione del servizio idrico integrato?”. Così il Comitato Sannita Acqua Bene Comune, in una nota sottoscritta anche da Anpi, Civico 22, Fridays For Future e L@p Asilo 31, in merito alla vicenda giudiziaria che ha portato al sequestro dei 12 depuratori gestiti da Gesesa SpA.

“La gestione discutibile di Gesesa – scrivono – è sotto gli occhi di tutti: tariffe tra le più elevate, contrade rurali non servite dall’acquedotto, cattiva depurazione con notevole danno ambientale, sponsorizzazioni non richieste a carico dei cittadini ed ultimo bilancio della SpA in perdita. I Sindaci dei 22 Comuni Sanniti gestiti dalla Gesesa hanno già tutti gli elementi per rescindere immediatamente le concessioni che affidano il servizio, per evidenti inadempimenti contrattuali.

Questa ultima vicenda dei depuratori – prosegue la nota – è l’ennesima prova che sull’acqua non si può fare profitto come ha sancito il referendum del 2011, quando 26 milioni d’italiani hanno detto che l’acqua deve restare fuori dal mercato. Gli esiti dell’inchiesta riportati dalla stampa dicono che Gesesa si preoccupava solo del proprio interesse economico del tutto incurante della tutela del bene comune. Dall’acqua dipende il diritto alla vita delle persone non la si può trattare come una merce.

Chiediamo al Sindaco di Benevento Mastella ed al presidente del Consiglio Comunale De Minico quell’atto di coraggio di cui sin’ora ancora non sono stati capaci: celebrare il referendum consultivo per la gestione pubblica dell’acqua, richiesto da 3.285 elettori. È arrivata l’ora di prendere una posizione. È gravissimo che in una città di 59.000 abitanti l’inerzia dell’amministrazione stia paralizzando il diritto al voto garantito dalla costituzione. Ridiamo la parola ai beneventani, prima della scadenza della concessione prevista nel 2021, cosi che sarà la democrazia a scegliere tra una gestione mista pubblico-privato ed una completamente pubblica. È ancora possibile accorpare il referendum – concludono – con le presumibili elezioni regionali di ottobre, ma come diceva don Abbondio “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”.  

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