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POLITICA

L’avvocato Fucci ricorda lo statista Aldo Moro a 42 anni dalla scomparsa

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“La tragedia della pandemia, produttrice di tante drammatiche conseguenze, ha, purtroppo, distolto l’attenzione anche dal ricordo di date drammaticamente memorabili per la storia dell’Italia: il 16/03/1978, data del sequestro di Aldo Moro e della vile uccisione degli uomini della sua scorta; Il 9 maggio 1978, data dell’infame omicidio di Aldo Moro. Ciò nonostante – scrive l’avvocato sannita Vittorio Fucci, ex assessore regionale – sento la prorompente necessità morale di ricordare il  grande Moro. 

Ero giovanissimo quando Moro fu sequestrato dalle Brigate Rosse, che sicuramente furono gli esecutori materiali del sequestro, e poi dell’infame omicidio di Moro, ma certamente non furono gli unici a volerne il sequestro e poi la morte. Resta una vicenda avvolta da molti misteri, che sono sicuro prima o poi saranno disvelati. Io sostenevo che lo Stato dovesse trattare la liberazione di Moro e non trincerarsi dietro la “fredda ragion” di Stato, sia perché andava salvata la vita di un uomo che aveva fatto della politica una missione straordinaria, sia perché avvertivo che la mancanza di Moro, rispetto al futuro dell’Italia e dell’Europa, avrebbe deviato in termini catastroficamente negativi il corso della storia. L’abbraccio mortale che Moro intendeva realizzare, con l’incontro tra i Cattolici e i Comunisti, consentendo la convergenza delle rette parallele, avrebbe fatto risolvere problemi fondamentali per la vita del Paese, regalando all’Italia un futuro certamente migliore, e avrebbe consentito, altresì, sia di pulire la DC da quei personaggi che avevano cominciato ad inquinarla, sia di liberare l’Italia, molto prima dalla caduta del muro di Berlino, dal pericolo di un comunismo ancora molto legato alla dittatura sovietica, consentendo la trasformazione del PC in una sinistra moderna e social-democratica. Sento la necessità – spiega Fucci – di ricordare, poi, che papà abbracciò subito il progetto di Moro, tantè  che si adoperò per costruire ad Airola la prima amministrazione di compromesso storico in Italia, che riuscì a realizzare nel giugno del 1977, prima della venuta di Moro a Benevento, allorquando il 18 novembre 1977 tenne il suo ultimo memorabile discorso pubblico, che si rivelò un vero e proprio testamento politico. Papà prima di dar vita al progetto politico della prima amministrazione DC-PC ad Airola, fu convocato da Moro a Roma e, solo dopo il suo convinto assenso, papà mise in campo l’amministrazione di compromesso storico, nonostante la contrarietà di ipocriti personaggi politici che fingevano di credere nel progetto moroteo.

Restano per me esaltanti due momenti della mia giovinezza che erano e rimarranno due grandi onori: quello di aver fatto visita a Moro, insieme con mio Padre, nella sua casa estiva di Terracina, tra la fine di luglio e gli inizi di agosto del 1977, dopo che Papà realizzò ad Airola il primo esperimento politico del cosiddetto compromesso storico. Mi affascinò, tra l’altro, la curiosità di Moro che voleva sapere da Papà se quell’esperimento si rivelasse positivo, secondo le sue aspettative, nell’interesse del bene comune dei cittadini di Airola. Ci salutammo con Moro, che tenne a rimarcare che in uno dei mesi successivi sarebbe venuto a Benevento, considerata l’importanza del primo esperimento di incontro istituzionale tra cattolici e comunisti.

Il secondo onore – conclude – fu quello di ricevere una sua carezza, sugli scalini dell’attuale Hotel President di Benevento dal quale stava uscendo, dopo aver tenuto al Teatro Massimo il suo ultimo memorabile discorso pubblico. Qualche mese dopo Moro fu sequestrato e poi trucidato. Quella carezza paterna sul mio volto di ragazzo la sento ancora oggi e resta per me una sensazione straordinaria che non mi ha mai abbandonato e non mi abbandonerà mai per tutta la vita”.

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