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Opinioni

La lettera: Gli aiuti Ue? Nostro diritto per principio di sussidarietà. Ora ‘pacta sunt servanda’

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“In un momento epocale come quello che stiamo vivendo è molto forte la frustrazione che tutti noi proviamo verso l’UE e l’inerzia delle sue istituzioni.

Finanche una personalità placida come il nostro presidente Mattarella, al cospetto di certe dichiarazioni irricevibili, non ha potuto rinunciare a redarguire alcuni rappresentanti dei massimi organi comunitari. Il cinismo delle parole di A. Merkel o del presidente olandese M. Rutte hanno suscitato in chiunque, nessuno escluso, una sensazione di smarrimento. Eppure la cosa non dovrebbe sorprenderci, né tantomeno spaventarci.

L’Unione Europea non è nata per fare solidarietà. Tutt’altro, è nata proprio per prevenire e curare gli egoismi congeniti a ciascuno dei suoi stati nazionali. Ed è questo ciò che le nostre istituzioni dovranno mettere in chiaro. Non è per nessun gesto di beneficenza che dobbiamo pretendere di ricevere gli aiuti di cui abbiamo bisogno, ma è per un nostro diritto storico oltre che giuridico. Uno dei principi cardine su cui si fonda la nostra UE è il principio di sussidiarietà.

Giuridicamente, è espressamente previsto che finanche nelle materie di competenza non esclusiva, l’Unione deve intervenire nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono essere meglio realizzati al livello dell’UE. Siffatto principio è l’essenza stessa dell’Europa.

Storicamente, quando fu firmato uno dei primi trattati istitutivi uno dei padri fondatori, il francese Robert Schuman, già diceva che l’Europa doveva crearsi perché i suoi Stati membri potessero, insieme, fronteggiare pericoli comuni. La consapevolezza della solitudine degli Stati in situazioni di difficoltà condivise era impressa nelle menti del tempo. Chiunque sapeva che se fosse esistita un’organizzazione sovranazionale come l’Ue, in momenti bui come la crisi finanziaria del 1930 o per gestire i dissapori attorno all’acciaio e al carbone, la storia non avrebbe dovuto contare, per la seconda volta, a pochi anni di distanza dalla prima guerra mondiale, milioni di morti.

Dunque, ai diretti interessati: cari tedeschi e popoli del nord Europa, non c’ è nessuna richiesta di aiuto da parte nostra che deve essere esaudita, a voler essere precisi. La richiesta del nostro paese altro non è che l’esercizio legittimo di un diritto che la storia (crudelmente), oltre a qualche trattato, ci ha obbligato a dover riconoscere reciprocamente. Tra l’altro, che voi non siate un popolo di amore (mai vi fu occasione più giusta per citare l’immemorabile L. De Crescenzo), ne eravamo già ben consapevoli.

Ebbene, dal momento in cui nessuno oserebbe chiedervi beneficenza, da popolo di libertà quale vi dichiarate di essere, dovreste rammentare che “pacta sunt servanda” (i patti devono essere rispettati)”. (Luca Orlando)

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