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POLITICA

Damiano rompe il silenzio sulle sue vicende giudiziarie: “Non mi sento perseguitato, ma…”

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“Non mi sento un perseguitato, ma qualcosa di anomalo c’è”. Definisce così l’ex assessore e consigliere comunale di Lealtà di Benevento, Aldo Damiano, la sua storia giudiziaria, ripercorsa in una lunga conferenza stampa, che rompe il silenzio di 8 anni di indagini a suo carico.

Partendo dal 2006, quando divenne assessore all’urbanistica, “assessorato non scelto”, sottolinea, che non comprendeva le deleghe al Puc, rimaste in mano al Sindaco, Damiano ripercorre la sua storia. Dal clima da “guerra civile” che si viveva nel suo ufficio, dovuto, come riporta l’ex assessore “in gran parte ai comportamenti di un dipendente” e al rifiuto di Damiano di assecondare i “suoi suggerimenti”, l’ex assessore passa così in rassegna le varie inchieste giudiziarie, condotte, ribadisce, sempre dallo stesso procuratore, Antonio Clemente, che poche settimane fa ha lasciato Benevento.

“Mai chiamato in Tribunale a raccontare la sua versione dei fatti, ricorsi in appello presentati dal procuratore poi giudicati inammissibili, denunce anonime, dossieraggio, fino al caso più eclatante nella vicenda Zamparini con la famosa delibera di giunta 150, per cui gli arresti domiciliari vennero richiesti solo a mio carico”. Alcuni esempi portati da Damiano. E ancora la richiesta di rinvio a giudizio che arriva proprio il giorno della presentazione delle liste per le elezioni amministrative del 2011.

Infine la famosa inchiesta Mani sulla città, “incomprensibile, basata sui forse, sembra” per Damiano, che intanto nel 2008 aveva lasciato l’urbanistica per passare ai lavori pubblici, senza le deleghe del PIU Europa. In mezzo la decisione nel gennaio 2011 di lasciare anche quest’ultimo assessorato, perchè:“quelli erano tempi in cui il PD beneventano non poteva accettare la presenza di un assessore indagato.” Infine i 21 giorni di carcere con l’arresto l’8 gennaio del 2013, malgrado non fosse più assessore, ma, ci tiene a precisare “un consigliere di opposizione nella maggioranza”, di fatto con atteggiamenti di contrasto all’amministrazione PD.

E al PD, Damiano non risparmia critiche. “Un pd beneventano”, dice Damiano, a cui ha sempre rifiutato di aderire, “diverso da quello nazionale, pronto a salire ora, dopo l’appoggio incondizionato a Bersani, sul carro di Renzi”.

“Ora – si chiede, alla luce di un’inchiesta che coinvolge molti democratici di palazzo Mosti – dove sono finiti i moralisti del PD? Ma si sa le dimissioni sono frutto di una scelta personale”.

Infine Damiano conferma la sua volontà di andare avanti in politica sulla strada di Lealtà per Benevento.

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