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“Qui si sana”, la vera storia del palazzo stregato che da quattro generazioni affascina, spaventa e divide i beneventani

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Avamposto religioso, testimone privilegiato dell’Unità d’Italia, parco dell’amore e discarica abusiva. Ma anche luogo magico ed esoterico e distributore di gas. Tutto questo e forse altro è stato ed è ancora il “Qui si sana”, uno dei palazzi storici di Benevento, in via Monteguardia al quartiere Pacevecchia.

In città si sprecano i racconti dei più giovani e non solo, visto che la storia dell’edificio si intreccia con quella di almeno 4 generazioni di sanniti, che raccontano di essere entrati di notte per dimostrare il proprio coraggio o giurano di aver visto ombre muoversi nell’oscurità delle stanze e nel parco della villa. Il “Qui si sana” è un vero e proprio patrimonio che da oltre 400 anni appartiene alla comunità beneventana.

Una storia, vera o falsa che sia, che vale la pena raccontare e sulla quale Ntr ha cercato di fare un po’ di luce. Le origini del palazzo risalgono al 17esimo secolo, come spiega il giornalista Enzo Gravina, quando nel Sannio si stabilì l’ordine dei Gesuiti. Per tutto il 18esimo e metà del 19esimo secolo il palazzo resta nelle mani dei vari ordini ecclesiastici. Il cambio di proprietà si avrà solo dopo l’unità d’Italia quando il nuovo stato deciderà di confiscare gli averi della chiesa.

Ed è proprio in questo frangente storico che la proprietà passa alla famiglia Capasso-Torre. Dall’unità d’Italia il Quisisana è sempre rimasto in mano alla famiglia Torre. A possederne la proprietà oggi è l’unica erede ancora in vita, la signorina Carolina, avvocato 84enne, che ha svelato una parte della storia ancora poco chiara. Alcune leggende metropolitane, infatti, indicano l’immobile, prima, come sede di un ospedale militare durante la seconda guerra mondiale e poi come un manicomio. In realtà la proprietà è sempre stata della famiglia Torre, che utilizzò il casino come riparo dai bombardamenti del ’45.

Ma è negli anni ’80 che prende vita il vero e proprio mito, che vede il Palazzo di via Monteguardia al centro di fantasiose storie tra i giovani sanniti. In realtà in quel periodo erano stati avviati dei progetti di ripristino dell’immobile, lavori che però furono interrotti lasciando campo libero ai vandali. Nel frattempo nasceva la moda della visita al “Qui si sana”. Il posto fu anche al centro di fatti di cronaca quando un giovane si lanciò di notte dall’ultimo piano della struttura, alimentando ancor di più la fama del luogo esoterico e magico.

La storia recente, come spesso accade, è però meno interessante. Da “cult” per i giovani, nel XXI secolo il palazzo è diventato una discarica a cielo aperto. Tanto da costringere la proprietà a ripulire l’intera area, come spiega Ornella Palmieri legale della signorina Torre. La storia del Qui si sana, ad ogni modo, non termina qui. Nel futuro della struttura continueranno a rivivere immaginario collettivo e ricordi. Ironia della sorte: tra i progetti della proprietà, infatti, c’è proprio la volontà di farne una casa di cura.

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