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CULTURA

Al Morgana i concerti dei Madam e dei Be Forest

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La cantautrice londinese Sukie Smith col suo progetto MADAM e i giovanissimi e attesissimi BE FOREST saranno protagonisti di due live al Morgana Giovedì 29 e Venerdì 30.

 

 

MADAM
Madam è il progetto della raffinatissima cantautrice inglese Sukie Smith. Il suo cammino ha incrociato alcuni nomi fondamentali del panorama musicale inglese di questi ultimi tempi, musicisti come Joan as Police Woman, Chris Clarke, Adam Franklin, Gavin Pearce, Simon Breed, Mara Carlyse, con i quali si è esibita dal vivo ed ha collaborato nella composizione di brani. Il suo lavoro, intenso ed al tempo stesso teneramente visionario, va ad inserirsi in quel contesto in cui è forte il recupero di atmosfere provenienti dagli anni 70, una miscela di psichedelia e ritmi cadenzati che però in lei convivono in una chiave sicuramente attuale e perfettamente "contemporanea".

Dal vivo tutto questo impasto si trasforma in un suono accattivante snocciolato senza concessioni, con vigore, sentita passione e condivisione di questi versi a volte sognanti a volte affilati come lame. Il suo primo singolo "Call America" è stato pubblicato a maggio su vinile rosa e mini-cd da 3", mentre il suo album d’esordio "In case of Emergency" è uscito nel 2008. Attualmente risiede a Londra dove ha un’intensa attività dal vivo. Le sue canzoni sono scritte con chitarra e pianoforte, sono cantante con grande passionalità e registrate su mini-disk, telefoni cellulari, segreterie telefoniche. Oltre ad essere una eccellente musicista, Sukie Smith lavora anche nel campo della cinematografia ed ha al suo attivo più di venti partecipazioni a numerose serie tv, fra cui la famosissima East Enders (della BBC). Musica per fuorilegge, cowboy, ragazze glamour che non rinunciano alla loro idea di amore perfetto.

 

Be Forest
I Be Forest sono attesissimi, il loro progetto è una ventata d’aria nuova per il circuito italiano, la loro giovane età inoltre ne rivela una grande personalità C’è una ragione per cui in certi posti nascono più band che in altri? Ad esempio: i campi da basket. In America durante gli anni ’90 parecchie città hanno visto la partecipazione di aziende private nel programma di risanamento urbano delle zone depresse della città. Praticamente ripulivano i vecchi giardini, territorio di delinquenti; la Nike ci costruiva campi sportivi perfettamente funzionanti; i ragazzi ci giocavano a basket così se ne stavano lontani dalle cattive compagnie. L’allenamento continuo e la possibilità di accedere facilmente allo sport han fatto si che tantissimi ragazzi sono potuti diventare giocatori professionisti e alcuni di loro dei campioni del basket internazionale.

A Pesaro ci sono un sacco di campi da basket, l’assessore allo sport ne ha fatti costruire di nuovi in un’area parcheggio dietro il centro storico. Pensate, ha tolto posti auto per darli ai ragazzi per giocare a pallacanestro! Ma comunque a Pesaro ci sono più band che giocatori di basket professionisti. Così succede che esci una sera d’estate e ti trovi ad una festa dove suonano il primo concerto i Be Forest e non lo sapevi. Da dove vengono? Da Pesaro. Primo concerto è già così sicuri sul palco? Due ragazze e un maschietto. Chitarra in eco perenne, voce femminile sussurrata al basso e batterista verticale. Tutti e tre in piedi. Bellissimi ritagli di luce di fronte alla gente. Presi uno per uno sembrano piccoli sassi di sentiero e invece sul palco diventano delle rocce levigate dalle onde.

Come quelle che trovi al mare e ti piacciono e vorresti portarle a casa ma non riesci neanche a spostarle, avete presente? Ok, ci sono tantissime città dove suonano tantissimi gruppi, ma perchè a Pesaro c’è sempre questa ondata nera di musicisti? Sapete che ho conosciuto un ragazzo che giocava a basket semi-professionista che è voluto diventare dark? Assieme a Young wrists, Death in plans, General decay, We don’t like you – in un certo modo – e Soviet soviet, i Be forest vengono da quel mare e ne respirano più di tutti gli altri quella profondità. Il mini lp con cui si presentano, registrato da Paolo Rossi del Waves Studio a fine maggio 2010, è appunto un profondo pozzo all’interno del mare di delay e ritorni di chitarre. Micro pensieri recitati sottovoce e batterie minimali a tappeto che registrano il tempo come un cuore. Possono venire in mente tanti gruppi: For Against, Cocteau Twins, Cranes, massì anche gli Xx, che assomigliano a loro ma nessuno è esattamente loro.

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