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Laboratorio Cives. Franco Riva: ‘Di democrazia non ce n’è ancora abbastanza…’

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E’ toccato a Franco Riva, docente di Etica Sociale presso l’Università Cattolica, dare il via al nuovo ciclo d’incontri di "Cives – Laboratorio di Formazione al Bene Comune", giunto alla sua quinta edizione ed avente per tema: "La politica e le politiche".

Il coordinatore del Laboratorio Ettore Rossi (direttore dell’Ufficio per i Problemi Sociali e il Lavoro della Diocesi di Benevento), – si legge nella nota diffusa alla stampa – nella sua introduzione al tema della prima lezione, "La democrazia che verrà" ha affermato "che una vera democrazia non si fonda sul rispetto formale delle sue procedure, ma su una convinta adesione ai valori che ne presiedono il suo funzionamento, come il rispetto della dignità e dei diritti di ogni uomo e il riferimento al bene comune come fine della vita comunitaria".
"Di democrazia non ce n’è ancora abbastanza, e non ce n’è sarà mai perché il suo tempo è il futuro, ma è proprio da questa sua incompiutezza fisiologica che essa trova la sua forza: nella capacità di reinventare continuamente se stessa. La democrazia – secondo Riva –  ha da venire e quindi deve in primis essere accolta.
Attualmente è imbrigliata proprio riguardo questo punto: sulla difesa incondizionata (ma senza progettualità) da un lato, e dall’altro su un’accoglienza condizionata da dissimulati interessi politico-economici.
Solo il dimorare-ospitando dell’uomo che abita il mondo non come padrone, ma come abitante accolto e che accoglie a sua volta potrà condurre ad una vera democrazia dell’accoglienza".

"Oggi abbiamo la solidarietà dell’attimo, del gesto una tantum, dell’sms inoltrato, ma non ci rendiamo conto che tutto ciò è dettato da un’emotività a tempo, che comincia e finisce, che nasconde una falsa coscienza, ma non può esserci una vera democrazia solidale senza la vera responsabilità dell’altro, oggi più che mai, dove sembra che nessuno sia più responsabile di nulla. E’ inutile rivendicare la partecipazione se non crediamo ancora nella partecipazione con gli altri. La verità è che non crediamo ancora abbastanza che gli altri esistano; è proprio questo il punto: un conto è sapere dell’esistenza dell’altro, e un altro è credere davvero in lui. Si tratta quasi di una questione di fede, e se non c’è reale fede nella presenza dell’altro non ci sarà mai vera democrazia", ha concluso il relatore.

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