ECONOMIA
Pensioni e occupati, nel Sannio il divario è di quasi 28mila unità
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Il Sannio conta 27.847 pensioni in più rispetto agli occupati. Nel 2025, secondo l’analisi dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre su dati Inps e Istat, le pensioni vigenti nella provincia di Benevento erano 114.554, a fronte di 86.707 occupati.
Un saldo negativo che si inserisce in una tendenza comune a tutte le province campane, seppure con differenze significative. A Napoli il divario è di 52.425 unità, con 933.679 pensioni e 881.254 occupati. Seguono Salerno, con un saldo negativo di 9.848, Avellino con 8.750 e Caserta con 3.942. Benevento registra quindi il secondo saldo negativo più contenuto della regione, dopo Caserta.
Il quadro cambia se si allarga lo sguardo all’intero Paese. In Campania, nel 2025, le pensioni erano 1.869.492 contro 1.766.680 occupati, con una differenza negativa di 102.812 unità. In Italia, invece, gli occupati erano 24.117.235, mentre le pensioni vigenti ammontavano a 23.181.898. Il saldo nazionale risulta dunque positivo per 935.337 unità.
In termini relativi, in Campania si contano circa 106 pensioni ogni 100 occupati, mentre la media nazionale è di circa 96 pensioni ogni 100 occupati. Un divario che evidenzia le difficoltà del mercato del lavoro regionale rispetto al dato complessivo italiano.
La situazione campana riflette quella del Mezzogiorno, dove le pensioni superano gli occupati di 881.708 unità. Tra le regioni meridionali, il saldo negativo più ampio si registra in Puglia, con 263.020 unità, seguita dalla Calabria con 220.349 e dalla Sicilia con 186.462. Per la Campania, il saldo è negativo per 102.812 unità.
Alla base di questo squilibrio, secondo la CGIA, ci sono il calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione, i bassi livelli di occupazione e la diffusione del lavoro irregolare. A preoccupare è anche il ricambio generazionale: tra il 2025 e il 2029, secondo le previsioni richiamate dall’associazione, circa tre milioni di italiani lasceranno il mercato del lavoro.
Una prospettiva che rischia di aggravare le difficoltà delle imprese nel reperire personale e di aumentare la pressione sul sistema previdenziale. La CGIA indica nell’ampliamento della partecipazione al lavoro, soprattutto di giovani e donne, una delle leve per contenere gli effetti del cambiamento demografico.




