POLITICA
Martino a Mastella: ‘Le dimissioni non sono un favore all’opposizione, ma un dovere verso la Città’
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“La Città è avvolta da un velo di tristezza, con sfumature di incertezza e poca speranza. Ancora una volta siamo costretti a scendere in piazza, così come avvenne nel mese di Agosto per l’inquinamento del fiume Calore ed il problema dei miasmi. Fu un’iniziativa popolare e civica, con grande partecipazione collettiva. Anche domenica dovremo essere in tanti a mobilitarci. Andando oltre gli steccati partitici, ma con grande partecipazione civica che diventa profondamente politica, nell’accezione più alta del termine”. Così in una nota Michele Martino, ex referente di Libera Benevento.
“Ci troviamo difronte ad una accanimento terapeutico nel provare a tenere in vita l’esperienza politica di questa maggioranza amministrativa. Bisogna iniziare ad accettare l’idea che l’unica strada per ridare vigore alla vita amministrativa, è quella delle dimissioni, staccando la spina a questa affannosa esperienza politica.
Non ci sono più i presupposti per poter continuare, inutile far finta di nulla, provando ad anestetizzare l’opinione pubblica con qualche inaugurazione oppure con lo strategico ritiro di una querela, o con la “margherita 5.0”. Quest’oggi addirittura con la minaccia della querela, come avvenne in occasione della manifestazione avutasi nel mese di Agosto sul ponte Vanvitelli. Come se fossero dei “mini” decreti sicurezza contro le manifestazioni pubbliche, libere e di dissenso. Le inchieste giudiziarie e non stiamo qui ad elencare nuovamente i filoni e tutte le persone coinvolte, inevitabilmente hanno creato un totale disorientamento, perdendo la bussola dell’azione politica.
Il timore di ulteriori risvolti delle indagini, il rischio di nuovi coinvolgimenti, la paura di altri intrecci opachi, inevitabilmente distolgono l’attenzione dall’azione primaria della vita consiliare.
Ecco perché – aggiunge Martino – le dimissioni sono l’unica via d’uscita che consentirebbe una gestione straordinaria prefettizia, garantendo un costante presidio delle quotidiane esigenze dei cittadini fino a nuove elezioni. Sgomberiamo il campo dalla scorciatoia giudiziaria, usciamo da logiche qualunquistiche, oramai rappresenta una via obbligata e non per sconfiggere questa maggioranza, ma per ridare ossigeno amministrativo a Palazzo Mosti.
Troppe le persone coinvolte ed indiziate che, inevitabilmente ed anche umanamente, sono privi di quella serenità e lucidità per continuare a guidare la città.
Non è affatto strumentalizzazione, ma un prendere atto di una palese difficoltà, che aumenterà sempre di più con il passare del tempo. Ed allora, le dimissioni diventerebbero un gesto di responsabilità, verso la città, ma anche verso se stessi. Le persone coinvolte avrebbero la serenità di poter dimostrare la loro estraneità senza avere il peso della gestione amministrativa, che esige riposte, imponendo tempi che mal si sposano con le vicende giudiziarie che appesantiscono il dinamismo personale ed amministrativo.
Le dimissioni consentirebbero il ripristino di una serenità degli animi a tutti i livelli, uscendo da scontri quotidiani fuori da ogni dialettica politica e consentire un cammino verso le nuove elezioni non inficiato da un clima che le renderebbe solo un terreno di battaglie personali e non un confronto di idee, progetti e programmi.
Oramai c’è uno scollamento con la città: delusa ed arrabbiata. Non vi è capacità di ascolto politico da parte della maggioranza, considerando un fastidio le istanze che nascono dal basso. Se non c’è più nessuna sintonia e connessione perché restare saldati ai banchi consiliari? A chi giova?
Di certo non alla città, che versa in una situazione di stallo ( senza nessun riferimento alle strisce blu), che non riesce più ad avere slanci. Incapace di governare le questioni, come ad esempio quella della mensa scolastica. Nessuna apocalisse. Pura inadempienza. Una politica che non riesce più a dare risposte a bambini e famiglie, siamo certi che sia ancora politica? Una politica che non ascolta e che non incontra, considerando la società civile un fastidio, non è politica: è altro”, conclude Martino.


