POLITICA
Gino Abbate guarda già al dopo Mastella: “Una città che abbia un’anima e non sia prigioniera delle emergenze”
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Nei giorni scorsi abbiamo raccontato come ci sia molto movimento intorno alle possibili candidature civiche per la prossima sindacatura beneventana. Ma ci sono anche espressioni più rappresentative del mondo politico nostrano. Tra i nomi che non possono certamente essere annoverati tra i movimentisti civici, ma che appartengono maggiormente all’establishment politico locale, c’è anche Luigi Abbate, più noto come Gino, indicato, e non da ora, da vox populi come aspirante alla candidatura a sindaco sotto le insegne del Partito Democratico locale e di quei partiti e movimenti che eventualmente vorranno riconoscersi in lui. Sempre che la corsa alla candidatura prenda effettivamente forma e riesca a spuntarla sui rivali che potrebbe ritrovarsi in casa o anche appena fuori l’uscio.
Contattato per discutere di queste eventualità, ma anche della situazione attuale in città, il medico beneventano ha un po’ nicchiato sulla questione, utilizzando anche lui quel pizzico di pretattica attualmente in auge a Benevento. Nella chiacchierata con Abbate, si è partiti proprio dall’analisi della complessa situazione cittadina.
Nel 2023, tra le motivazioni del suo ritorno tra i democratici, vi fu anche una questione morale, sollevata in seguito a una vicenda definita “concorsopoli”. Oggi le nuove inchieste che colpiscono la macchina comunale e mettono in affanno la maggioranza ripropongono quella stessa questione morale?
“Berlinguer, in una famosa intervista a Eugenio Scalfari per la Repubblica nel 1981, disse: “La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori nelle sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, denunciarli e metterli in galera. La questione morale è diventata una questione politica perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni”. Sono passati 45 anni e ancora ne discutiamo. La vita democratica e la società hanno necessità di una politica etica e trasparente, con al centro i valori della solidarietà e dell’uguaglianza, una politica al servizio del bene comune, di lotta contro ogni forma di corruzione e di impegno per una democrazia partecipativa. Oggi la politica si avvita, praticando, in varie versioni, il cosiddetto “pensiero unico”, un’esagerazione di un egoismo “miope e pericoloso”.
Proprio nel corso di questo ultimo quinquennio ha lasciato il fronte mastelliano per tornare nel Pd. Qual è, invece, il suo giudizio, strettamente politico, su questi anni targati Mastella?
“Nel 2016 nasceva il movimento Noi di Centro, un civismo che guardava a un mondo operoso e attento, ignorato nei luoghi istituzionali di confronto: un mondo che lavorava da tempo per migliorare la vita dei cittadini e della città e per dare risposte ai bisogni del mondo sociale, non più prorogabili. Poi tutto è cambiato. C’è stato un viraggio sociologico e antropologico dell’azione politica, i cui risultati sono alla portata di tutti e la cui conseguenza è stata la mia fuoriuscita dal movimento, per motivazioni che oggi sono all’attenzione di altre istituzioni”.
A suo parere, Ndc ha ancora la legittimità politica per rivendicare una candidatura a sindaco di Benevento, da solo o in coalizione?
“Non credo che ci siano i presupposti per una coalizione che coinvolga Noi di Centro con altre forze del centrosinistra”.
Sin dal suo approdo nel Pd, le voci di corridoio hanno spesso richiamato una sua presunta volontà di candidarsi, o di essere candidato, a sindaco di Benevento. Conferma o smentisce questa indiscrezione? Il Pd deve rivendicare una propria centralità nella scelta del candidato sindaco?
“In verità penso che si dovrebbe aprire una fase di discussione incentrata sui contenuti, per condividere un programma di governo rivolto a quella parte di cittadini che sta pagando il prezzo della crisi e, soprattutto, alle nuove generazioni. Una città che abbatte le mura, accoglie e non respinge, che si fa giudicare dai cittadini con il voto, che si occupa dei diritti civili, del diritto alla casa e al lavoro. Una città che non si nasconde, che non tiene le mani in tasca, ma reclama un futuro migliore. Una città che abbia un’anima ed è decisa a non perderla. Una città che non abbia un welfare fatto di emergenze, ma una modalità di sostegno per le persone anziane, per i disabili e non soltanto per i bisognosi. Una città che guarda ai nuovi poveri della classe media. Una città dove cultura, ambiente e istruzione siano per tutti e non per qualcuno. Per farlo, però, dovremmo superare la sindrome delle “Forche caudine”. Quel sentimento di presunta sottomissione per cui bisogna sempre abbassare il capo dinanzi ad un signorotto. È su queste basi che proporremo l’alternativa all’attuale governo. La scelta del candidato sindaco e il metodo per selezionarlo saranno sicuramente condivisi”.
Abbate pone sul tavolo le questioni di più stringente attualità, non le manda a dire come nel suo stile e propone una propria linea d’azione, ma lascia in sospeso il suo impegno diretto e, almeno per il momento, non conferma né smentisce la volontà di proporsi come possibile candidato sindaco del suo fronte politico. Sarà il tempo a fare il suo corso e a determinare le scelte.



