CRONACA
Caro gasolio e prezzi alle stelle, gli agricoltori sanniti al fianco dei camionisti: ‘Così non riusciamo più ad andare avanti’
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La protesta si allarga, la rabbia cresce e le campagne sannite scendono in strada. Accanto agli autotrasportatori, in presidio da giorni nel Mezzogiorno contro il caro gasolio e il costo della vita, arrivano anche gli agricoltori sanniti autonomi. Una mobilitazione che mette insieme due mondi diversi, ma legati dallo stesso filo: quello di un’economia che, tra carburanti sempre più cari, spese di gestione insostenibili e margini ridotti all’osso, rischia di soffocare chi lavora e produce.
Dalle 6 del mattino i coltivatori diretti hanno affiancato i camionisti al Ponte delle Tavole, alle porte di Benevento. Ma il segnale di protesta attraversa anche altri punti strategici del territorio, con presidi sulla Fortorina e lungo la Statale 87. Una mobilitazione pacifica che ha raccolto anche il sostegno di numerosi cittadini e automobilisti, molti dei quali riconoscono nelle rivendicazioni dei manifestanti una difficoltà che ormai investe l’intera comunità.
Perché il problema, spiegano i protagonisti della protesta, non riguarda soltanto chi guida un camion o lavora la terra. Quando aumenta il costo del trasporto, cresce la spesa per produrre e diventa più difficile vendere a prezzi remunerativi, a pagare il conto è anche il consumatore, davanti a scaffali e mercati dove il costo della vita continua a pesare sui bilanci familiari.
Ucci: «Le aziende agricole non ce la fanno più»
Al Ponte delle Tavole a coordinare il presidio è l’agricoltore Antonio Ucci, che mette al centro della protesta la sopravvivenza stessa delle aziende agricole.
«Stiamo lottando per il caro gasolio, per i prezzi dei nostri prodotti, che ormai non valgono più nulla, e per tutto quello che non funziona, dal trasporto all’agricoltura. I prezzi sono lievitati in maniera esorbitante e noi, come aziende agricole, non ce la facciamo più ad andare avanti», denuncia.
Parole che raccontano il paradosso vissuto da tanti produttori: costi sempre più alti per coltivare, raccogliere e distribuire, ma compensi che non crescono nella stessa misura. Il risultato è una forbice che si allarga, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle imprese e la tenuta di un comparto fondamentale per il territorio sannita.
La richiesta non si ferma dunque a un intervento sul carburante. Sul tavolo ci sono il caro vita, i costi di produzione, il valore riconosciuto ai prodotti agricoli e i redditi dei produttori. Ma soprattutto c’è il nodo della filiera, considerata dai manifestanti uno dei punti più critici del sistema.
«Dal campo al consumatore, rincari anche del 300%»
È proprio sul percorso che separa il prodotto agricolo dalla tavola che Ucci concentra una delle contestazioni più dure. «Il trasferimento della roba dalle aziende agricole alla filiera: quando i prodotti passano attraverso la filiera, i prezzi lievitano eccessivamente, del 100%, 200%, 300%. Non sappiamo in quale punto riescano a far aumentare così tanto i prezzi, a discapito del consumatore», afferma.
Una denuncia che chiama in causa la distribuzione del valore lungo tutta la catena commerciale: da una parte chi produce, alle prese con spese crescenti; dall’altra chi acquista, costretto a fare i conti con prezzi sempre più pesanti. In mezzo, una filiera sulla quale gli agricoltori chiedono maggiore trasparenza e un riequilibrio capace di garantire remunerazioni dignitose a chi lavora la terra senza scaricare ulteriori rincari sulle famiglie.
È questo il terreno sul quale agricoltori e autotrasportatori hanno trovato una convergenza. Senza trasporto non circolano le merci; senza agricoltura non c’è produzione alimentare. E quando entrambi i settori entrano in sofferenza, le conseguenze finiscono per coinvolgere l’intero sistema economico.
Sulla Statale 87 la voce di chi ha dedicato una vita alla terra
La protesta non si esaurisce al Ponte delle Tavole. Sulla Statale 87 c’è anche Angelo Zampelli, coltivatore diretto in pensione, che testimonia quanto il malessere attraversi anche chi ha trascorso una vita nei campi.
La sua presenza racconta una crisi che non riguarda soltanto le aziende impegnate oggi nella produzione, ma investe il futuro stesso dell’agricoltura e la possibilità di tramandare un mestiere che richiede sacrifici, investimenti e un lavoro quotidiano spesso esposto a rischi e imprevisti.
Il messaggio che arriva dal presidio è netto: non si può continuare a produrre sostenendo costi sempre più elevati e ricevendo in cambio compensi che non garantiscono più la tenuta delle imprese. Una questione economica, ma anche sociale, che tocca il destino delle aziende familiari, l’occupazione e la vitalità delle aree rurali.
Protesta a oltranza: «Andremo avanti fino a notte fonda»
La mobilitazione, assicurano i manifestanti, non si fermerà nelle prime ore della giornata. «Siamo qui dalle 6 e andremo avanti fino a notte fonda, per poi riprendere domani mattina se non avremo altri risultati», annuncia Ucci.
È la dichiarazione di una protesta che vuole mantenere alta l’attenzione e chiedere risposte concrete. Nessuna rivendicazione di facciata, sostengono gli agricoltori, ma la richiesta di condizioni che consentano alle imprese di continuare a lavorare senza essere schiacciate dall’aumento delle spese e dalla perdita di valore dei propri prodotti.
Il presidio sannita si inserisce così in una mobilitazione più ampia, che vede autotrasportatori e agricoltori accomunati dalla richiesta di interventi contro il caro carburanti e l’impennata dei costi. La scelta di una protesta pacifica, accompagnata dal sostegno manifestato da diversi cittadini e automobilisti, punta a trasformare il disagio di una categoria in una questione collettiva.
Al Ponte delle Tavole, sulla Fortorina e sulla Statale 87 il messaggio è lo stesso: dietro ogni camion fermo e ogni trattore schierato ci sono imprese che chiedono di poter sopravvivere. E dietro il prezzo finale di un prodotto ci sono lavoratori che rivendicano il diritto di essere pagati in modo equo e famiglie che chiedono di non dover rinunciare sempre a qualcosa.
La protesta degli agricoltori sanniti, al fianco degli autotrasportatori, diventa così il simbolo di una frattura sempre più evidente tra i costi sostenuti da chi produce e il prezzo pagato da chi consuma. Una frattura che, senza risposte, rischia di lasciare sul terreno non soltanto la redditività delle imprese, ma anche un pezzo importante dell’economia del Sannio.



