CRONACA
Benevento, Mastella con le famiglie davanti all’asilo dei presunti maltrattamenti: “Se confermati, sarebbe uno schifo inaccettabile. Qui non si riapre”
Ascolta la lettura dell'articolo
Un cartellone affisso davanti all’ingresso, poche parole ma un’accusa pesantissima: “La scuola degli orrori”. È così che stamattina il Rione Triggio si è svegliato, dopo che un’inchiesta dei Carabinieri, coordinata dalla Procura di Benevento, ha portato al divieto di dimora per cinque educatrici di un asilo gestito da una congregazione di suore: nel mirino della magistratura sia religiose che laiche, gravemente indiziate, in concorso tra loro, del reato aggravato di maltrattamenti ai danni di minori. Le presunte vittime erano bambini piccolissimi, tra i 10 mesi e i 3 anni, alcuni dei quali non ancora in grado di camminare.
L’indagine, condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Benevento, nasce dalla denuncia del rappresentante di una cooperativa impegnata in attività socio-educative. L’uomo aveva raccolto la segnalazione di una giovane dipendente del servizio civile, in servizio presso l’asilo nido del centro cittadino, gestito da una congregazione di suore. Secondo quanto riferito, all’interno della struttura sarebbero state abituali condotte maltrattanti nei confronti dei bambini, messe in atto sia da educatrici religiose sia laiche.
Le attività investigative, avviate immediatamente e supportate da intercettazioni audio e video, avrebbero consentito di documentare una lunga e inquietante sequenza di presunti abusi. Gli investigatori parlano di contenzioni forzate, con bambini immobilizzati alle sedie utilizzando i loro stessi indumenti o trattenuti per lunghi periodi nei passeggini; insulti rivolti al modo di vestire, alla corporatura o persino al nome dei piccoli; violenze fisiche, come schiaffi alla nuca, strattonamenti per i capelli e spintoni a terra, anche nei confronti di bambini ancora nella fase del gattonamento. Sarebbero state inoltre documentate punizioni improprie e l’uso della forza per costringere i minori a mangiare o a dormire.
La notizia ha scosso profondamente la città. Questa mattina il sindaco Clemente Mastella ha incontrato le famiglie davanti alla sede dell’asilo. Parole dure, cariche di indignazione e dolore: «C’è una vicinanza totale alle famiglie, ma occorre rispetto per le indagini che stanno procedendo. Se i fatti dovessero essere confermati, siamo davanti a qualcosa di scandaloso, inaccettabile. Per me, che sono cattolico, è profondamente inconcepibile che alcune suore abbiano potuto fare una cosa del genere: tutto questo grida vendetta al cospetto di ogni Dio, laico o cattolico che sia».
Il primo cittadino ha annunciato che la struttura non riaprirà: «Per quanto mi riguarda, lunedì non si apre. Sarebbe una beffa. Bisogna chiarire tutto fino in fondo. Non devono pagare né le mamme né i bambini, che hanno già pagato abbastanza, in modo drammatico». Mastella ha anche spiegato di aver già avviato contatti con asili nido pubblici e privati per trovare soluzioni alternative alle famiglie, ribadendo la necessità di garantire sicurezza e serenità.
Sul tema dei controlli e delle telecamere, il sindaco ha ammesso la difficoltà di una vigilanza costante: «Non possiamo fare un controllo di polizia ovunque. Nessuno immaginava che potessero accadere cose del genere. Questo non deve gettare ombre su tutto il mondo educativo e religioso, dove tante suore e operatori fanno un lavoro straordinario. Ma qui si è andati oltre ogni limite umano e morale».
Davanti ai cancelli dell’asilo, la rabbia e lo smarrimento dei genitori si mescolano al dolore. Un papà, con la voce rotta dall’emozione, racconta: «Siamo delusi, amareggiati. Parliamo di bambini di 10, 12, 13 mesi. Anche uno schiaffo non hanno il diritto di darlo. I bambini non si toccano. Mai». L’uomo ricorda lividi inspiegabili e pianti improvvisi: «Mio figlio era spaventato, piangeva chiamando mamma e papà. Non abbiamo mai dubitato delle maestre, ci fidavamo. Poi abbiamo saputo dei video, delle registrazioni. Speriamo che la magistratura faccia piena luce».
Parole di riconoscenza vanno alla giovane del servizio civile che ha denunciato: «È stata lei ad aprire gli occhi. La ringrazierò per tutta la vita», aggiunge il padre, chiedendo più controlli, telecamere e figure esterne nelle strutture che accolgono bambini e persone fragili.
Anche un nonno rompe il silenzio: «Dentro di me sentivo che c’era qualcosa che non andava. Portavo mia nipote serena la mattina e dopo due ore me la ritrovavo con lividi e bernoccoli. Chiedevo spiegazioni, non rispondevano mai». Ricorda dettagli che oggi assumono un peso diverso: «Nello zainetto la bottiglietta d’acqua era sempre sigillata. Dicevano che aveva mangiato tutto, ma qualcosa non tornava». E aggiunge, con amarezza: «Si pagavano rette esose da 600 euro al mese a bambino per il tempo pieno. E poi la soddisfazione qual era? Legarli alla sedia?».
Ora la parola passa alla magistratura per accertare i fatti e i reati contestati. Le immagini e le registrazioni raccolte dagli investigatori saranno decisive per accertare responsabilità e ricostruire quanto accaduto tra le mura di quella che per tante famiglie doveva essere un luogo sicuro. Benevento resta sospesa, ferita, con una domanda che attraversa il quartiere e l’intera città: come è stato possibile che tutto questo accadesse senza che nessuno se ne accorgesse prima?




