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“Vaccinarsi è strumento di libertà e di rispetto per chi non c’è più”

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Il Sannio è tra le province campane che fa registrare la più alta percentuale di vaccinati con il 85% di persone che hanno ricevuto le dosi anti-Covid. 

Resta un 15% che può essere definito “uno zoccolo duro” della campagna vaccinale che l’Asl di Benevento sta portando avanti da mesi e che in questi giorni, dal 26 luglio scorso e fino a domani, sta rafforzando attraverso nuovi Open Day presso i centri vaccinali distrettuali. 

Si punta all’immunizzazione per prevenire la quarta ondata che potrebbe verificarsi – almeno secondo previsioni probabilistiche ad inizio autunno – a causa dell’incidenza un po’ ovunque delle varianti che stanno, già in questi giorni, facendo risalire il numero di contagi in Campania e in alcuni paesi del Sannio che erano diventati covid free e portando l’Ospedale San Pio di Benevento a tornare a prestare assistenza con quattro pazienti ricoverati da alcuni giorni. 

Se si discute a livello nazionale sulla necessità di imporre l’obbligo del vaccino almeno per alcune categorie sociali più esposte al rischio di contagio, per ora resta la volontarietà dell’adesione a vaccinarsi. 

Una prescrizione, quella della scelta volontaria,  che potrebbe divenire a lungo andare l’alibi per chi nutre, pur se legittimamente dubbi e paure, per evitare di sottoporsi alla somministrazione del vaccino, con l’effetto di rendere vacuo e sterile lo sforzo messo in campo da medici, sanitari e istituzioni per salvaguardare la popolazione da una malattia che ha già, come è noto, provocato milioni di morti, conseguenze socio-economiche rilevanti e ripercussioni a livello psicologico più o meno gravi per tutti. 

Ma a ben guardare “la cura contro la Covid siamo noi non solo in termini medici, ma anche in termini di solidarietà umana”: di questo sono certe Michela di Santa Croce del Sannio, rimasta orfana della madre, Erica di Sant’Angelo a Cupolo e Giusi di Montesarchio che hanno perso il papà, e Caterina di Arpaia, rimasta vedova troppo giovane con le sue piccole Beatrice e Giulia, che, in tempi diversi, durante questo anno e mezzo di pandemia, sono diventate loro malgrado testimoni dirette della conseguenza estrema del contagio da coronavirus. La nostra riflessione parte proprio dalle loro parole cariche di emozioni e grande consapevolezza.

A loro, che oggi si fanno portatrici ai microfoni di Ntr24 di un appello a vaccinarsi rivolto alla popolazione intera e, in particolare ai giovani, il virus ha fatto toccare con mano cosa significhi l’impossibilità di prestare assistenza ai propri cari che la malattia li ha condotti in un letto anonimo e isolato di un ospedale: costretti, quando il livello di coscienza glielo permetteva ancora, a comunicare con le famiglie solo attraverso la preziosa mediazione dei sanitari dei quali non potevano riconoscere il volto, ma soltanto – e neanche sempre – sentirne la voce o il tocco fugace di una mano carezzevole coperta di guanti per compensare il vuoto, mai colmato, che la distanza dalla famiglia produceva in maniera inesorabile. Fino a trasferire loro l’ultimo grido di aiuto, le ultime paure, l’ultima speranza e le ultime parole d’amore da inviare in eredità a figli, mogli, mariti. 

Il coronavirus è anche questo. Oltre all’atrocità della “fame d’aria” che non lascia scampo se a contrarlo nella forme più gravi è chi già è vulnerabile o esposto a criticità assistenziali. 

L’appello di Michela, Erica, Giusi e Caterina vuole essere anche un modo “per dare senso al nostro dolore”, quel dolore che resta, che accompagna la quotidianità e talvolta la squarcia per l’assenza degli amati: “Riteniamo che vaccinarsi sia doveroso nei riguardi dei nostri cari e di chi ha perso la vita a causa della Covid e crediamo che la risposta della popolazione sannita alla chiamata vaccinale sia stata e sia anche una forma di rispetto”, dice Michela, che si fa portavoce delle istanze anche delle altre tre donne che si sono trovate a condividere la stessa drammatica esperienza. 

“A nostro avviso vaccinarsi non è una costrizione ma uno strumento di libertà per tutti“, conclude Michela, che esprime ringraziamenti e riconoscimento ai sanitari e ai medici e a tutti gli operatori per il lavoro che stanno facendo in merito alle vaccinazioni. 

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