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SANNIO

Giuseppe Vittorio Fucci, a 29 anni dalla scomparsa il ricordo di un protagonista della vita politica sannita

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Ricorre oggi il 29° anniversario della scomparsa di Giuseppe Vittorio Fucci, avvocato, uomo politico, amministratore pubblico, poeta e scrittore, che ha lasciato un segno nella storia politica e amministrativa di Airola e del Sannio.

Nato ad Airola il 15 gennaio 1921, dal matrimonio tra Carlo Fucci e Marianna Taddeo, ultimo di 23 figli, Fucci si spense il 20 ottobre 1997. Nel 1954 aveva sposato Mendes Catuogno, dalla cui unione nacquero quattro figli.

La sua esistenza fu caratterizzata da un impegno poliedrico, che spaziò dall’attività forense alla politica, dall’insegnamento alla cultura, senza trascurare il mondo sociale e cooperativistico. A guidarne le scelte, secondo il ricordo di quanti ne hanno condiviso il percorso, furono la ricerca del bene comune, la trasparenza e l’onestà, principi ai quali rimase fedele anche a costo di sacrifici personali e patrimoniali, arrivando, come viene ricordato, a vendere alcune delle proprie proprietà.

La formazione giuridica e gli inizi in politica

Costretto a interrompere gli studi per partecipare al secondo conflitto mondiale, Fucci conseguì la laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli Federico II nel dopoguerra. Intraprese quindi la professione forense nello studio del professor avvocato Cesare Loasses, tra i penalisti più illustri del suo tempo, distinguendosi per l’impegno professionale fino a diventare patrocinante in Cassazione e presso le altre giurisdizioni superiori.

L’interesse per la politica maturò nel secondo dopoguerra, anche grazie alle sollecitazioni dell’avvocato Alessandro Lombardi, primo presidente dell’Amministrazione provinciale di Benevento nel periodo repubblicano. Fucci aderì alla Democrazia Cristiana e si mise in evidenza in occasione delle elezioni amministrative di Airola del 1952.

Il suo impegno attirò l’attenzione di Giovan Battista Bosco Lucarelli, figura di riferimento del cattolicesimo politico e tra i protagonisti della storia del partito, che ne sostenne l’ingresso nel Comitato provinciale della DC e, successivamente, nella Direzione provinciale.

Nel 1954, dopo la grave malattia e la morte di Bosco Lucarelli, Fucci, appena 33enne, fu chiamato ad assumere la carica di segretario provinciale della Democrazia Cristiana sannita. Ebbe così inizio una fase importante della sua attività politica, contraddistinta dal rapporto con Virginio e dal confronto con le altre correnti del partito.

Il congresso provinciale del 1955 segnò uno dei momenti più controversi di quella stagione. Nonostante la compagine riconducibile a Fucci e Virginio avesse ottenuto il maggior numero di consensi, una contestata interpretazione delle norme statutarie, in una situazione di parità per l’elezione del segretario provinciale tra Fucci e Guido Delcogliano, impedì al gruppo di conseguire la guida del partito.

Seguirono anni di confronti e battaglie politiche, durante i quali Fucci non risparmiò critiche alla stessa Democrazia Cristiana. Già alla fine degli anni Cinquanta, infatti, aveva intravisto i segnali di una crisi profonda, destinata, a suo giudizio, a compromettere il futuro del partito. Una riflessione che trovò espressione nel saggio Il partito è uguale per tutti.

Nel 1985 tornò a lanciare un appello ai democratici cristiani attraverso un manifesto affisso nei comuni della provincia di Benevento, riproponendo le proprie preoccupazioni sul futuro della DC, che sarebbe poi scomparsa dalla scena politica nel 1993.

Nonostante le divergenze e le difficoltà, Fucci continuò a coltivare il proprio legame con la tradizione del popolarismo cattolico, ricoprendo più volte l’incarico di vicesegretario provinciale e quello di segretario della sezione DC di Airola.

Nel corso della sua attività ebbe rapporti politici con esponenti di primo piano della vita nazionale, tra cui Aldo Moro, Giulio Andreotti, Amintore Fanfani e Giovanni Perlingieri. Significativi furono anche i legami politici e umani con Fiorentino Sullo e, successivamente, con Clemente Mastella, al quale rimase vicino fino agli ultimi anni della propria attività.

Sindaco di Airola e consigliere regionale

Il 14 giugno 1977 Fucci venne eletto sindaco di Airola, in una fase di profonda crisi politica locale. La sua amministrazione, secondo la ricostruzione tramandata dai suoi sostenitori, rappresentò una delle prime esperienze amministrative in cui la Democrazia Cristiana governò la città insieme al Partito Comunista Italiano.

Alla guida del Comune si impegnò per affrontare problemi infrastrutturali e servizi essenziali, con particolare attenzione alle aree periferiche e alle esigenze della comunità. Tra gli interventi ricordati figurano il recupero della dignità e del decoro del cimitero, la valorizzazione dei monumenti storici, l’estensione dell’energia elettrica e delle infrastrutture nelle zone più trascurate, il potenziamento delle reti fognarie ed elettriche e la realizzazione e sistemazione di diverse strade cittadine.

Fucci promosse inoltre il progetto di un acquedotto rurale e comunale, rimasto, secondo quanto riportato nella ricostruzione della sua attività, senza attuazione da parte delle amministrazioni successive. Particolarmente tenace fu anche il suo impegno per il restauro del castello medievale di Airola, una battaglia che proseguì anche dopo il passaggio alla Regione.

L’esperienza amministrativa locale fu accompagnata da quella regionale. Fucci venne eletto consigliere della Regione Campania durante la seconda e la terza legislatura, ricoprendo incarichi di vicepresidente di diverse commissioni legislative e di consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale.

In quella sede portò avanti iniziative rivolte allo sviluppo del territorio sannita e al miglioramento delle infrastrutture. Tra le battaglie più significative vengono ricordate quelle per la strada a scorrimento veloce Caserta Sud-Benevento e per la Fortorina, nell’ambito del piano triennale 1983-1985. Per entrambe furono previsti stanziamenti per i primi lotti funzionali, ma i rispettivi percorsi realizzativi ebbero esiti differenti: la Fortorina vide avviare i lavori, mentre il collegamento Caserta Sud-Benevento non arrivò alla fase di costruzione auspicata.

Il suo impegno legislativo interessò anche l’agriturismo, i centri di lettura, il recupero dei castelli e dei monumenti storici del Sannio, la metanizzazione dei piccoli comuni, la formazione della polizia municipale e gli studi idrogeologici necessari a prevenire frane e smottamenti in un territorio particolarmente esposto a tali fenomeni.

Dal 1980 al 1988 partecipò inoltre, in rappresentanza del Consiglio comunale di Airola, all’assemblea generale dell’Unità sanitaria locale n. 6.

L’impegno sociale e cooperativistico

Accanto alla politica e alla professione, Fucci dedicò una parte importante della propria vita alle attività sociali e associative.

Dal 1956 al 1962 fu presidente della sezione cinema e componente del Consiglio direttivo dell’Unione degli industriali di Benevento. Tra il 1970 e il 1974 presiedette il Comitato scuola-famiglia del liceo classico Alessandro Lombardi di Airola. Ricoprì inoltre l’incarico di commissario straordinario dell’Assemblea nazionale combattenti e reduci di Airola e quello di consigliere provinciale della stessa associazione.

Di particolare rilievo fu l’esperienza cooperativistica avviata all’inizio degli anni Cinquanta con la presidenza della cooperativa agricola «Airola», considerata una delle prime iniziative di questo genere nell’Italia meridionale. Attraverso tale attività contribuì al riconoscimento della qualità del tabacco prodotto nel territorio airolese.

Fucci fu anche presidente dell’Unione cattolici dell’ex diocesi di Sant’Agata dei Goti e non abbandonò mai lo studio delle discipline giuridiche. Insegnò diritto penale e criminologia presso l’ANSI di Benevento e successivamente alla Scuola regionale di polizia municipale. Sul piano politico, ricoprì inoltre la presidenza della sezione del CCD di Airola.

La passione per la poesia e la saggistica

La figura di Giuseppe Vittorio Fucci non si esaurisce nell’attività professionale e politica. Una parte significativa del suo percorso fu dedicata alla scrittura, alla poesia e alla riflessione sulla società e sulle istituzioni.

Fu autore di numerose liriche, alcune delle quali raccolte nel volume Poesie – Prima raccolta, che ottenne il premio della Presidenza del Consiglio dei ministri. Le sue composizioni furono premiate in diversi concorsi nazionali e internazionali. Per i suoi meriti culturali venne inoltre proposto per la nomina ad accademico d’onore dell’Accademia Nazionale degli Abruzzi.

Alla produzione poetica affiancò diversi saggi di carattere politico, tra cui Risposta ai ritardatari: ovvero il senno di poi, Il partito è uguale per tutti, Storia vecchia e nuova e Amici.

Rimase invece incompiuto, a causa della sua scomparsa, il Diario politico, un’opera nella quale Fucci stava ricostruendo la storia politica del Sannio e dell’Irpinia dal secondo dopoguerra in avanti.

Un’eredità da custodire

A ventinove anni dalla sua morte, il ricordo di Giuseppe Vittorio Fucci resta legato a una stagione della vita politica sannita nella quale il confronto tra idee, le battaglie amministrative e il rapporto diretto con il territorio rappresentavano elementi centrali dell’impegno pubblico.

Avvocato, sindaco, consigliere regionale, docente, poeta e scrittore, Fucci attraversò ambiti diversi mantenendo un forte legame con Airola e con le comunità del Sannio. La sua attività si tradusse in iniziative amministrative, proposte legislative, impegno associativo e opere letterarie, lasciando una testimonianza che merita di essere ricostruita e approfondita.

Tra i progetti rimasti incompiuti figura il Diario politico, destinato nelle intenzioni dell’autore a offrire una ricostruzione ampia delle vicende politiche sannite e irpine del dopoguerra. L’auspicio espresso da chi ne custodisce la memoria è che uno dei figli possa portare a termine il lavoro e consegnarlo alla stampa.

È anche attraverso la riscoperta di queste pagine che si può mantenere viva la memoria di un uomo che, nella propria visione della politica, indicava nel bene comune, nella trasparenza e nell’onestà i principi fondamentali dell’impegno pubblico.

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