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Viaggio (in numeri) nel Sannio. Prima tappa: la sanità. Bene l’aspettativa di vita, ma troppa gente si cura fuori

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Ntr24 inizia un viaggio alla scoperta del Sannio. Lo faremo attraverso i numeri e le statistiche che, a volte, spiegano benissimo le dinamiche che avvengono in un determinato momento su un territorio e, soprattutto, forniscono degli spunti importanti per provare a migliorare: sia per quanto riguarda le decisioni della politica, ma anche nelle scelte del singolo cittadino.

Il set di dati statistici è fornito dall’ottava edizione del ‘Rapporto sul Benessere equo e sostenibile delle Province e Città metropolitane 2022’. Si tratta di una analisi avanzata che evidenzia i livelli di benessere dei 31 Enti partecipanti, tra cui anche la Provincia di Benevento, oltre a segnalare alcune criticità. La ricerca poggia su 77 indicatori organizzati negli 11 grandi domini – salute, istruzione e formazione lavoro, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, innovazione, ricerca e creatività, qualità dei servizi – e fornisce uno strumento informativo utile per orientare le azioni programmatiche finalizzate al benessere dei cittadini.

Il nostro percorso parte dal tema della salute. Come già raccontato in un precedente articolo per commentare le prospettive nel 2023 del nostro territorio, in questo mese si attende la convocazione dell’assemblea dei sindaci del Sannio per discutere dei problemi della sanità ospedaliera. Quest’anno, inoltre, dovrebbe iniziare a prendere forma il piano sanitario legato all’apertura delle Case di Comunità. Anche qui, però, incombe il problema finanziario e capire cioè dove sarà reperito il personale per farle entrare in funzione. Sul tavolo resta anche il tema dell’ospedale di Sant’Agata de’ Goti.

Temi noti, ma come influiscono sulle statistiche? Uno degli indicatori più utilizzati a livello nazionale e internazionale, per valutare lo stato di salute di una popolazione, è la speranza di vita alla nascita. Nel 2021, come evidenziato da più parti, la prosecuzione della diffusione della pandemia da Covid-19 e il conseguente aumento del rischio di mortalità che ne è derivato, hanno determinato una riduzione della speranza di vita. La provincia di Benevento in una prima fase (2020) ha visto una minima diffusione del virus; dall’inizio del 2021 ha avuto una diffusione in continua crescita che ha dato un forte impatto anche alla struttura demografica della stessa provincia, molto anziana rispetto ad altre realtà.

Secondo le stime 2021, la vita media a Benevento è 81.4 anni: un uomo ha un’aspettativa di vita media di 78,9 anni; invece, le donne hanno un’aspettativa di vita di 83,9 anni. Per gli uomini i valori sono superiori rispetto alla media regionale (78,3) e inferiori alla media nazionale (80,1). Per le donne si registra un anno di vita in più rispetto alla media regionale (82,9) e 8 mesi in meno rispetto alla media nazionale. Rimane confermato il dato che in ogni contesto territoriale le donne risultano essere più longeve rispetto agli uomini.

Ricapitolando, mediamente nel Sannio si vive più a lungo, e dunque probabilmente meglio, che nel resto della Regione, ma in maniera inferiore rispetto al Paese. Questa considerazione ci riporta al tema della sanità che, implementata e valorizzata, soprattutto in un territorio particolarmente anziano come il Beneventano, potrebbe far salire la media avvicinando e superando anche quella nazionale. Maggiori servizi con una medicina territoriale (che funzioni a pieno regime) e servizi maggiori potrebbero essere una delle svolte reali per il benessere della comunità.

Restando legati al tema, c’è un dato che preoccupa, ma al tempo stesso avvalora la tesi appena esposta. Lo studio recita: “Decisamente negativi sono i valori percentuali relativi all’indicatore emigrazione ospedaliera in altra regione per ricoveri ordinari acuti sul totale delle persone ospedalizzate residenti nella regione relativi all’anno 2020, dove Benevento registra una percentuale del 14% superiore di ben il al dato regionale (8.7) e nazionale (7.3)”. In sostanza, vuol dire che moltissimi nostri concittadini decidono di farsi ricoverare in strutture ospedalieri in altre realtà territoriali. I numeri dicono che accade poco più della metà delle volte per gli altri capoluoghi campani e ancora di meno nel resto d’Italia.

La vera questione da porsi è il perché accade questo fenomeno.  Strutture carenti? Scarsa fiducia? Carenza di medici e personale? Non abbiamo la risposta, ma il tema resta cruciale e merita di essere affrontato perché – anche alla luce di una eventuale autonomia differenziata – significherebbe una continua perdita di fondi e capacità di tutelare il diritto alla salute dei cittadini. Un circolo vizioso che bisogna necessariamente scongiurare, anche perché potrebbe portare ad un declassamento dell’intero sistema sanitario del Sannio.

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